exhibitions / mostre

LISTENING

invito-inner-room-ottobre-2016

 Opening 10 ottobre  2016

 

– ore 18.00

durata mostra: 15 ottobre – 15 novembre 2016

ogni sabato fino al 15 novembre 2016

dalle 00.00 alle 24.00

 

inner room© – inner room jewelbox©

in collaborazione con Accademia Musicale Chigiana, Siena per il ciclo “I valori dell’arte”,

Una sessione di ascolto di radioarte fruibile nel web attraverso

www.radioarte.it

e presso la propria sede con un particolare set .

Saranno trasmesse opere di, Carver Audain, Radio Aktiv Andreas Bick,Martin Daske, Das Kabinett , Alessio de Girolamo, Stefano Giannotti, Loredana Longo, Abinadi Meza, Concetta Modica, Ivano Morrone, Luke Munn, Nicola Sani, Giacinto Scelsi. A cura di Y. Bendavid.

La sessione è costituita da una sequel 24h con opere di sound&radio-art di artisti e compositori di provenienza culturale e geografica differente, che affrontano il suono nel comune denominatore della ricerca architettonico-concettuale e della disconnessione segnica dei tempi, distribuiti nell’arco della giornata secondo un palinsesto tipicamente radiofonico via web. Il tutto strutturato secondo diversi livelli di lettura e parlato.

Presso la inner room è allestito con orario stabilito un solarium acustico per l’ascolto. Il personale di inner room è disponibile da remoto per interagire con gli ascoltatori.

inner room jewelbox© scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra la cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista, ospita per l’occasione un anello spazialista.

Il coordinamento teoretico-strutturale è a cura del Dott. Romeo Giuli.

L’evento si inquadra nella manifestazione: open zona toselli

 

ogni sabato orario 9.00-13.00/15.00-19.30

e trasmessa via web radio dalle 00.00 alle 24.00

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SOUND IN SPACE – Chigiana radiorte

Alvin Curran – Masbedo

Daniel Puppi – Antonio Trimani

radioArt Opening 8 luglio 2016

 

– ore 18.00

complesso museale

Santa Maria della Scala Siena

durata mostra: 8 luglio – 31 agosto 2016

lunedì-sabato orario  10.30-19.30

Sezione speciale del Chigiana International Festival & Summer
Academy dedicata a Radio e Sound Art in collaborazione
con inner room Siena. La sezione si articola in tre parti,
MASBEDO-Input, 2016,sound design partcompartecipativa, partecipativa ed espositiva, che
agiscono autonomamente pur mantenendo lo stesso
percorso concettuale, eludendo ogni centralità per
ridefinire lo spazio attraverso il suono diffuso.
CHIGIANA radiorte web radio “compartecipativa“
interamente dedicata alla disciplina della radioarte
che diffonde opere di radio e sound artisti via web con
il format di un radiofestival. La radio è fruibile attraverso i
siti web www.chigiana.it e www.radioarte.it
CHIGIANA radiorte Point punti di ascolto “partecipativi”
della radio web sparsi in vari punti della città, Palazzo Comunale, Rettorato Università degli Studi e Università per Stranieri di Siena, Pinacoteca Nazionale di Siena, Museo Santa Maria della Scala.
SOUND IN SPACE, mostra sound e video art, -“espositiva”-
nel percorso museale del Complesso Santa Maria della
Scala con opere site specific.

ALVIN CURRAN
Guardando la poetica e maggiormente
al suo atteggiamento
creativo, consideriamo
Curran come un coltivatore
dei suoni. Infatti il suo approccio
all’arte musicale e sonora
è una ricerca di terreni fertili, di
selezione di suoni come fossero
semi da piantare, coltivare e
custodire. Questa considerazione
può rimandare al libro della
Genesi ed all’incarico dato
all’uomo da Dio. L’utilizzo dell’installazione site specific
che Alvin Curran ha sperimento, tra i primi artisti sonori,
fin dalla metà degli anni ’60 è definita dallo stesso
autore come “una parola- ronzio del movimento
artistico” che formalizza nello spazio ciò che lo stesso
Curran afferma come dichiarazione di ricerca “dalla
sala da concerto al World Wide Web, passando per
cave, grotte, campi, in mezzo a fiumi e oceani, tutto
il mondo è un teatro musicale per me. Proprio nella
grotta dello strato geologico di Siena, Curran ambienta
in una sorta di sala di concerto la Tuba Sonora per
coltivare un suono nuovo che germoglia nello spazio.
Quest’opera si pone in continuità interiore con la performance
concerto che Curran ha eseguito nel 2015
in Piazza del Campo dove ha suonato in concerto
con 4 bande musicali.
Alvin Curran (Providence, R I; USA 1938)
(Providence, R I; USA 1938) dopo gli studi si trasferisce a Roma, dove
inizia una ricerca basata sulla registrazione di suoni concreti della
quotidianità romana. Frequenta Franco Evangelisti, Giuseppe Chiari,
e Giacinto Scelsi, Folkstudio e gli spettacoli del Beat ‘72. Nel 1966 Alvin
Curran assieme a Frederic Rzewski, Allan Bryant e Richard Teitelbaum
fondano il gruppo di free improvisation Musica Elettronica
Viva. Nello stesso anno, entra in rapporto con la scena minimalista
americana. Nel 1974 esce il suo primo disco solista dal titolo Canti
E Vedute Del Giardino Magnetico. Che verrà ristampato con il titolo
(Songs And Views From The Magnetic Garden) Catalyst Records[3].
Ha insegnato al Mills College in California fino al 2006 ed oggi insegna
privatamente a Roma e sporadicamente in altri istituti. La sua
attività di concertista internazionale è senza sosta.

 MASBEDO, la cui ricerca artistica si delinea in una sintesi
di teatro, performance, spazio, architettura e video/cinema,
presentano per Sound in Space l’opera video Input.
Il video è installato site specific negli spazi del Museo di
Santa Maria della Scala. L’opera viene di fatto scomposta:
le immagini si vedranno nella sala che ospita le statue
originali della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, il suono
si ascolterà in concomitanza con la teca che custodisce
le “reliquie parlanti” posta in un’altra area del museo.
Il sound design dell’opera video, realizzato da Davide Tomat
e G.U.P. Alcaro, è realizzato traslando e trasformando
in traccia sonora due immagini le cui basi affondano
su due icone fondamentali della storia del cinema.
La prima è il film del 1953 di Ingmar Bergman, Monica il
desiderio, nel quale compare il primo sguardo, diretto in
camera, della storia del cinema. La seconda è la famosa
scena finale di Zabriskie Point (1970), di Michelangelo
Antonioni. Audio e video, suono e immagine si perdono
e si ritrovano in un processo di destrutturazione e ricollocazione
spaziale.
MASBEDO
Nicolò Massazza (Milano 1973) Iacopo Bedogni (Sarzana, 1970)
Tra le opere recenti ricordiamo: 2016 – Troubleyn Laboratorium,
Antwerp, B(); 2015 – “Die Zauberfloete” di W.A. Mozart per l’Arena di
Verona; 2014 – Todestriebe, Fondazione Merz, Torino; 2013 – Ash al Leopold
Museum di Vienna per la mostra Clouds. Landscapes from Romanticism
to the Present- Gelo, Pinacoteca Nazionale di Bologna;
2012 – svolgono una serie di video-performance in musei d’arte contemporanea
(Centro Luigi Pecci a Prato) e istituzioni (Festival RomaEuropa
e Ambasciata d’Italia a Berlino (D) durante la 7. Biennale d’arte).
Tra i vari premi conseguiti, si ricorda la Menzione della critiva al 56 International
Film Festival di Locarno (CH).

DANIELE PUPPI
Fin dal suo esordio, tutti i suoi lavori sono centrati
a scardinare, fuoriuscire dall’idea di Spazio che
ancora si percepisce secondo le coordinate euclidee.
Privilegiando la videoinstallazione ha manifestato
una nuova attitudine al mezzo enfatizzando
radicalmente l’utilizzo del suono e della riconfigurazione
visivo-architettonica. L’installazione video-sonora
per “Sound in Space” ha l’intento di interagire
con l’ambiente e la sua storia. Reliquie, spazi vuoti,
muri di mattone… il lavoro vuole dare un suono ad
ognuno di questi elementi creando un’eco che si
riverbera per gli spazi del sottosuolo. Il rumore di
una storia centenaria espressa da una percussione
corporea, ritmica e ossea, che diventa spazio reale.
Il corpo non come elemento iconografico ma
come strumento produttore di suoni.
Daniele Puppi (Pordenone, 1970) Vive a Roma. Tra le sue recenti attività

ricordiamo: 2016- Troubleyn LABORATORIUM, Antwerp Belgium

2015– Gotham Prize, Italian Cultural Institute in New York. US 2014 INTERFERENCE
– Mairie du 4ème. Paris, FR 2013 432 HERTZ, Cinema Rianimato e
Dintorni – Australian experimental art foundation – Adelaide, AU
2013 HAPPY MOMS – MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI
Secolo. Rome, IT 2010 FATICA n. 23 – Galleria Nazionale d’Arte
Moderna – GNAM. Rome, IT 2008 FATICA n. 16 – HangarBicocca.
Milan, IT

ANTONIO TRIMANI
Quella proposta
da Trimani è un’opera
che dialoga
p r o f o n d a m e n t e
con la storia del
Santa Maria della
Scala. Una “ferita
video-sonora” nelle
pareti dell’antico
ospedale,
che ci rimanda al
concetto nuovo
di ferita abitata
al suo interno dal
processo della metabolizzazione
del
dolore e della sua
sublimazione. L’artista
ci invita a non
nascondere le proprie
ferite sia personali
che sociali, ma ad avere fiducia che possono
essere sanate alla luce della verità rappresentata
dall’implacabile luminosità del monitor. Una guarigione
che non è fine a se stessa ma che può trasformare
il ferito in un “guaritore ferito” il quale è in
grado di farsi vicino a chi soffre senza senza il dolore
delle proprie ferite ne con la paura di riceverne altre.
Egli porta nella sua persona i segni del dolore
non come una memoria incancrenita ma come
dei passaggi per la vita aperti nella sua persona. Il
suono è l’elemento che accompagna questo processo
olistico nel suo trasformare lo spazio abitato
della stessa ferita.
Antonio Trimani (Cosenza,1969) Vive a Sud di Roma. Si è formato lavorando con Peter Campus, Alvin Curran, Bill Viola e Fabrizio Plessi. Ha inoltre collaborato con Jacques
Derrida a un progetto documentaristico.
Ha partecipato alla 54 Biennale di Venezia (Padiglione Italia) alla
Biennale Italia-Cina, a Beijing e più di recente alla 6° Moscow Biennale
progetto speciale del National Centre for Contemporary Art
(NCCA). A Siena ha tenuto la sua prima personale all’inner room

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L’Ascolto

Giulio Lacchini

Invito Lacchini marzo 2016-1

Opening 5 marzo 2016

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 5 marzo – 5 aprile 2016

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

L’ascolto, una mostra immaginaria nasce interiormente perchè la società è sempre più veloce e produce distanza tra chi cerca di ascoltare sè o l’altro.

Ho voluto guardare e ascoltare questo processo e capire cosa succede all’immaginazione, quando oggi  l’immagine è multipla come i suoi significati.12784738_1138596059493712_1225611530_n

L’altro ha fatto dell’eco dei rumori una produzione estetica e della musica dei silenzi e degli intervalli… L’immaginazione prende atto di questi spazi sonori poi esprime dei punti di vista in cui il suono si vede negli oggetti da cui nasce oppure in ciò che si immagina da lui.

A molti artisti italiani ho chiesto un contributo sull’ascolto e questo è diventato immagine, scrittura, in un modo in cui l’estetica è una.

L’ascolto è una mostra immaginaria perchè all’inizio tutto è buio, poi quando apri gli occhi, e inizi a vedere, ti chiedi cos’era.12822138_1138595956160389_1543614543_n

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Giulio Lacchini è nato a Cremona nel 1971.

Nel 1998 fonda Cross, una rivista trimestrale d’arte e cultura contemporanea, rivolta al dialogo tra le arti e alle ibridazioni dei linguaggi. Finanziata dalla Levi’s, è stata distribuita e venduta in tutto il mondo.

Il suo primo libro, del 2002, è stato acquisito dal Pompidou e nel 2013, Dialoghi disegnativi, è stato selezionato tra i migliori libri dell’anno, poi esposto negli istituti di cultura italiana nel mondo.

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Lo spazio Diventa Spartito

Concerto Performance

Alvin Curran

lo spazio diventa spartitoAtto Unico,  11 ottobre  2015

 

– ore 17.30

inner room @ Piazza del Campo,  Siena

durata performance: atto unico,  11 ottobre 2015

per il ciclo I valori dell’arte

progetto del programma Siena Capitale Italiana della Cultura 2015

ha il piacere di presentare nell’ambito di

 Verso

settimana di arte ed architettura contemporanea

atto unico – 11 ottobre 2015

– ore 17.30

SIENA 10 | 10 | 2015

a partire dalle ore 16,00

Inner room presenta in questo ambito una performance concerto site specific del compositore Alvin Curran per il ciclo i valori dell’arte in prima internazionale.
Il valore su cui intendiamo porre attenzione è quello della Gioia Condivisa. Riteniamo infatti che condividere la gioia sia un atto estremo che abbatte le separazioni, scioglie il corpo sociale dalle amarezze e dalle critiche che ne distruggono le cellule dall’interno.
Condividere la gioia significa che tutti sono chiamati a partecipare alla pienezza, non ci sono quindi più ne sconfitti ne vincitori.
Questo valore quasi utopico si avvera grazie all’arte messa in atto da un autore di altissimo profilo.
La rinascita di Siena passa anche dal condividere le emozioni come accadrà in piazza del Campo con Alvin Curran e con le Bande Musicali
Il concerto si svolge su scala urbana e metterà in relazione le periferie con il centro storico, le bande infatti sfileranno da quattro punti periferici per confluire suonando in Piazza del Campo. La musica abbraccerà così la città intera per confluire nel suo centro nevralgico. IMG_5918

Percorso a partire dalle ore 16,00:
1) Banda Città di Asciano Partenza da inner room, Via Guccio di Mannaia, 15 a passo di marcia fino in piazza Maestri del lavoro, presa su autobus fino a Porta Pispini poi a passo di marcia fino a Piazza del Campo #

2) Banda Città di Montalcino Partenza dalla Casa dell’ambiente, via S. Martini a passo di marcia fino alla base della risalita San Francesco poi a Passo di marcia fino in Piazza del Campo

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3) Banda Città di Poggibonsi Partenza dalla risalita Antiporto, a passo di marcia fino in piazza del Campo

4) ) Banda Città del Palio Partenza da una zona di massetana romana fino alla colonna di San marco presa su autobus fino a Porta San Marco poi a passo di marcia fino in Piazza del Campo

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Ore 17,00 Concerto in piazza del Campo di Alvin Curran al piano elettrico, altri strumenti e bande musicali

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Verso_settimana di arte e architettura contemporanea trasforma l’antico ospedale nel quartier generale dell’arte contemporanea con un ricco calendario di eventi da venerdì 9 ottobre a sabato 17 ottobre, con opening Santa Maria della Scala il 10 ottobre.

Espressioni artistiche e ricerche, dibattiti e incontri, percorsi, riflessioni e visioni dedicate ai linguaggi del contemporaneo proposti e realizzati da operatori, artisti, galleristi, professionisti che hanno fatto parte del Tavolo del contemporaneo, coordinato da Michelina S. Eremita, formatosi in occasione degli Stati Generali della Cultura. Un gruppo di lavoro che, riunitosi periodicamente da marzo ad oggi, ha elaborato un manifesto di intenti aperto a chi ne condivide gli obiettivi.

Il programma si articola in incontri, eventi, mostre, performance, workshop, talk dedicati alla presentazione di progetti nuovi ed altri già consolidati sul territorio.

SIENA 10 | 10 | 2015

Giornata  di Arte Contemporanea  A.M.A.C.I.

Verso /In_Santa Maria della Scala

Verso /Out_Santa Maria della Scala

L’opening avverrà nella giornata nazionale dell’Arte contemporanea organizzata da A.M.A.C.I. (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani) sabato 10 ottobre dalle 10:30 alle 20:00 presso la Sala Stretta del Santa Maria della Scala e si estenderà agli appuntamenti in altre sedi (come da programma allegato).

Il pubblico potrà incontrare i vari operatori che racconteranno il programma articolato in azioni simboliche ed esperienze di ricerca, per presentare gli appuntamenti performativi e/o le puntuali visioni del personale modo di operare nel mondo dell’arte e dell’architettura.

Esperienze:

Santa Maria della Scala Contemporanea e Museo d’arte per bambini | Università degli Studi di Siena | Ordine degli Architetti di Siena | Fondazione Musei Senesi | Fondazione Monte dei Paschi | Siena Art Institute | Accademia del Fumetto | Open Zona Toselli | Brick | Ass. Culturing | Ass. Estrosi | Ass. FuoriCampo | Ass. OdA32 | Ass. Xrays | Collettivo Fare Mente Locale | Inner room | Atelier di paesaggio Arscape | TU35_Siena | Serena Fineschi | Alice Leonini | Claudio Maccari | Federico Pacini | Stefano Vigni

La settimana del contemporaneo fa parte del programma di Siena Capitale della Cultura 2015, una produzione del Comune di Siena con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Toscana e la Provincia di Siena ed è realizzata in collaborazione con Università degli Studi di Siena, Università per Stranieri, Fondazione Musei Senesi, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Estra Spa, Tiemme Spa, Felsina Spa.

I visitatori di Verso_Settimana di Arte e Architettura contemporanea potranno accedere, nei giorni delle attività, gratuitamente alla Sala Stretta del Santa Maria della Scala con un apposito biglietto dalle 10:30 fino alle 20:15.

Per l’intera settimana, la giornata si concluderà con un aperitivo.

Info:

verso.contemporaneo@gmail.com |

www.facebook.com/verso.arte.architettura.contemporanea

*Alvin Curran  (Providence, USA, 1938)[1], studia alla Università di Yale di New Haven negli USA, per poi trasferirsi negli anni sessanta a Roma, dove inizia una ricerca basata sulla registrazione di suoni concreti registrando e collezionando i suoni della quotidianità romana. È in questo periodo che stringe amicizia con il compositore Cornelius Cardew, per il quale svolge il lavoro di trascrittore musicale. Grazie a Cardew, che collaborava saltuariamente con il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, Curran entra in contatto con Franco Evangelisti, figura che influenzo parte del suo lavoro successivo[2]. Sempre in questo periodo poi, Curran conosce l’intellettuale ed artista fiorentino Giuseppe Chiari, autore di spericolatezze sonore dal sapore Neo-Dada e Giacinto Scelsi, già considerato allora uno dei maggiori compositori italiani. Frequenta poi le domeniche free jazz del Folkstudio di Harold Bradleyed gli spettacoli del Beat ’72.

Nel 1966 Alvin Curran assieme a Frederic RzewskiAllan Bryant e Richard Teitelbaum fondano il gruppo di free improvisation Musica Elettronica Viva, un gruppo configurato come un collettivo aperto che vide la collaborazione anche di musicisti come Carol PlantamuraIvan VandorSteve Lacy e Jon Phetteplace.

Dopo l’abbandono temporaneo dei MEV, che perlopiù avevano fatto ritorno negli Stati Uniti. Il solo Alvin Curran aveva infatti deciso di rimanere a Roma. Nello stesso anno, la scena romana, anche grazie al lavoro congiunto della Galleria L’Attico di Fabio Sargentini e di Simone Carella del solito Beat ’72, entra in rapporto con la scena minimalista americana, e Curran ha l’occasione di stringere amicizia e scambiare opinioni con alcuni dei massimi esponenti di questo movimento. Ne scaturisce un percorso musicale nuovo, in cui le ispirazioni dei minimalisti americani vengono assorbite e rielaborate, dando vita ad una serie di album e concerti che influenzarono molto anche il successivo rock sperimentale italiano di autori come Franco Battiato o Claudio Rocchi[2]. Nel 1974 esce il suo primo disco solista dal titolo Canti E Vedute Del Giardino Magnetico. Il disco vedrà negli anni successivi diverse ristampe con il titolo Canti E Vedute Del Giardino Magnetico (Songs And Views From The Magnetic Garden)sempre su Ananda, per poi essere ristampato con il solo titolo inglese Songs and Views of the Magnetic Garden dalla Catalyst Records[3]. Ha insegnato al Mills College in California fino al 2006 ed oggi insegna privatamente a Roma e sporadicamente in altri istituti.

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Tuba Sospesa

Alvin Curran

Invito Alvin Curran Tuba Sospesa 27,08,2015

Opening 27 agosto 2015

 

– ore 17.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 27 agosto – 27 settembre 2015

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

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inaugurazione | Tuba Sospesa | Alvin Curran | giovedì 27 agosto 2015

Inner room per il ciclo i valori dell’arte presenta in prima a Siena un’installazione SONORA site specific del compositore Alvin Curran realizzata appositamente per inner room.

Il valore su cui intendiamo porre attenzione è quello del coltivare e custodire, due in uno.

Una tuba sospesa al soffitto nella sala vuota, riempita dalla musica di Curran stesso, crea uno spazio sonoro ed un rimando visivo al suono prodotto.

Quale è il collegamento tra questo che indichiamo essere un valore e l’opera di Alvin Curran figura di spicco del panorama musicale contemporaneo? Guardando a Curran, alla sua poetica e maggiormente al suo atteggiamento creativo, non possiamo non considerarlo come un coltivatore del suono o meglio dei suoni. Consideriamo infatti il suo approccio all’arte musicale e sonora come una ricerca di terreni fertili, di selezione di suoni come fossero semi, di piantagione e coltivazione ed infine di custodia. Questa considerazione può rimandare al libro della Genesi ed all’incarico dato all’uomo da Dio circa il coltivare e custodire, rimando biblico che troviamo anche nella pratica del suono dello Shofar, uno strumento musicale della tradizione biblica che Curran suona con vibrante contemporaneità.

Venendo allo specifico, l’utilizzo dell’installazione site specific che Alvin Curran ha sperimento, tra i primi artisti sonori, fin dalla metà degli anni ’60 è definita dallo stesso autore come “una parola- ronzio del movimento artistico”

inaugurazione | Tuba Sospesa | Alvin Curran | giovedì 27 agosto 2015

inaugurazione | Tuba Sospesa | Alvin Curran | giovedì 27 agosto 2015

Sempre lo stesso Curran afferma che “dalla sala da concerto al World Wide Web, passando per cave, grotte, campi, in mezzo a fiumi e oceani, tutto il mondo è un teatro musicale per me. Se in Cageano (linguaggio e stile inventato da John Cage ndr) comprendiamo che qualsiasi suono è potenzialmente musica, ed è in realtà musica, l’occupazione dei siti e delle fonti di questi suoni è stata una conseguenza naturale della mia voglia di abbracciare l’intero mondo sonoro.” In queste dichiarazioni si può cogliere l’idea profonda della coltivazione intesa come occupazione produttiva.

Questo del coltivare e custodire in ogni luogo, ci pare un valore importante che vogliamo affrontare con questa quarta mostra del ciclo I valori dell’arte.

Coincidenza singolare è che a distanza di cinque anni esatti l’inner room propone di nuovo una mostra di suoni che è una pausa sonora al visivo.

Lo stesso Alvin Curran realizzerà sempre a Siena il giorno 11 ottobre 2015 dalle ore 16.00 alle 19,00 un concerto di bande che si svolgerà in tutta la città. Un evento su scala urbana unico nel suo genere. Si tratta di un progetto per  Siena Capitale Italiana della Cultura 2015 e vede la collaborazione di Comune di Siena e Sienambiente.

In contemporanea sarà esposto nell’inner room jewelbox un gioiello in argento ispirato all’opera di Alvin Curran è realizzato dagli artigiani della Fusi&Fusi.

inaugurazione | Tuba Sospesa | Alvin Curran | giovedì 27 agosto 2015|jewelbox

Un particolare ringraziamento per l’opera di ideazione e coordinamento dell’artista Antonio Trimani senza il quale non sarebbe stato possibile realizzare la mostra.

Parimenti ringraziamo l’Architetto Carlo Nepi per la partecipazione tecnico organizzativa.

Coordinamento teoretico: a cura del Dr. Romeo Giuli

Alvin Curran  (Providence, USA, 1938)[1], studia alla Università di Yale di New Haven negli USA, per poi trasferirsi negli anni sessanta a Roma, dove inizia una ricerca basata sulla registrazione di suoni concreti registrando e collezionando i suoni della quotidianità romana. È in questo periodo che stringe amicizia con il compositore Cornelius Cardew, per il quale svolge il lavoro di trascrittore musicale. Grazie a Cardew, che collaborava saltuariamente con il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, Curran entra in contatto conFranco Evangelisti, figura che influenzo parte del suo lavoro successivo[2]. Sempre in questo periodo poi, Curran conosce l’intellettuale ed artista fiorentino Giuseppe Chiari, autore di spericolatezze sonore dal sapore Neo-Dada e Giacinto Scelsi, già considerato allora uno dei maggiori compositori italiani. Frequenta poi le domeniche free jazz del Folkstudio di Harold Bradleyed gli spettacoli del Beat ’72.

Nel 1966 Alvin Curran assieme a Frederic RzewskiAllan Bryant e Richard Teitelbaum fondano il gruppo di free improvisation Musica Elettronica Viva, un gruppo configurato come un collettivo aperto che vide la collaborazione anche di musicisti come Carol PlantamuraIvan VandorSteve Lacy e Jon Phetteplace.

Dopo l’abbandono temporaneo dei MEV, che perlopiù avevano fatto ritorno negli Stati Uniti. Il solo Alvin Curran aveva infatti deciso di rimanere a Roma. Nello stesso anno, la scena romana, anche grazie al lavoro congiunto della Galleria L’Attico di Fabio Sargentini e di Simone Carella del solito Beat ’72, entra in rapporto con la scena minimalista americana, e Curran ha l’occasione di stringere amicizia e scambiare opinioni con alcuni dei massimi esponenti di questo movimento. Ne scaturisce un percorso musicale nuovo, in cui le ispirazioni dei minimalisti americani vengono assorbite e rielaborate, dando vita ad una serie di album e concerti che influenzarono molto anche il successivo rock sperimentale italiano di autori come Franco Battiato o Claudio Rocchi[2]. Nel 1974 esce il suo primo disco solista dal titolo Canti E Vedute Del Giardino Magnetico. Il disco vedrà negli anni successivi diverse ristampe con il titolo Canti E Vedute Del Giardino Magnetico (Songs And Views From The Magnetic Garden)sempre su Ananda, per poi essere ristampato con il solo titolo inglese Songs and Views of the Magnetic Gardendalla Catalyst Records[3]. Ha insegnato al Mills College in California fino al 2006 ed oggi insegna privatamente a Roma e sporadicamente in altri istituti.


Arte dell’Architettura

Pippo Lionni – Carlo Nepi

Un’amicizia

Prima mappatura degli edifici di zona toselli

invito-lionni-nepi-un-amicizia-inner-room-23-maggio-2015-ore-17Opening 28 gennaio 2015

 

– ore 17.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 28 maggio – 28 giugno 2015

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Inner room per il ciclo i valori dell’arte presenta i primi appuntamenti della piattaforma Arte dell’architetutta. Un edificio espositivo che si compone al momento di due aule, la prima è la mostra sull’amicizia come valore l’altra è la prima mappatura degli edifici contemporanei nella zona di viale toselli.

Allora: perchè si è amici? Possiamo dire perchè esistono degli interessi comuni profondi, a volte non riconosciuti che uniscono le persone in un legame profondo ed inspiegabile. Qualcosa che va oltre la conoscenza. Nell’ambito dell’arte questo è palesato dall’interesse verso una forma, una linea espressiva, un linguaggio che due autori possono avere coscientemente o come nel caso di Lionni e Nepi in maniera non cosciente fino a qualche tempo fa. Il fatto che nella vita si incontrino è poi l’occasione di vivere nell’espressione dei sentimenti tutto questo.

11272294_989189487767704_506030132_n Presentiamo come esemplare in questo senso la realtà di Pippo Lionni e Carlo Nepi, pittore l’uno architetto urbanista l’altro. Americano con base a Parigi e Stoccolma l’uno, senese con studio a Siena l’altro. Entrambi a nostro parere manifestano un’interesse comune per un certo tipo di azione attraverso il segno. In Lionni si traduce in linea quasi urbana, in Nepi in costruzione compositiva.

Le pagine grandi di Lionni dialogano in assonanza e contrappunto perfettamente con gli schizzi preparatori e le piante esecutive delle architetture di Nepi. Ognuno con il proprio linguaggio la propria esperienza ed estrazione come amici che raccontano una storia comune vissuta diversamente ognuno con la propria originalità. Un interesse profondo che è normale che sfoci in una amicizia, anzi è normale che l’amicizia tra i due la quale ha preceduto questa scoperta portava in se come una domanda la cui risposta era già nell’opera di ognuno.

11272218_989189464434373_1421875831_nAttraverso questa lettura inner room propone uno sguardo rinnovato verso l’architettura che vuole considerare come vera e propria arte visiva su scala propria, valorizzando una lettura talvolta trascurata a favore di visioni e residui dell’ideologia modernista.

Aprire quindi una visione sull’artista architetto come social entrapreneur il cui lavoro è importante su scala urbana così come quello dell’artista pittore è importante su una scala diversamente intima.

In contemporanea a questa mostra, parte la prima mappatura degli edifici contemporanei della zona toselli di Siena, con tre esempi, le “ex conce” fabbricato di fine ottocento che conserva tutti i canoni dell’architettura industriale, il villaggio artigianale con il suo modernismo funzionale e il fabbricato dell’area “ex socini” ultimo esempio in termini cronologici di architettura contemporanea a Siena.

Gli edifici saranno indicati da cartelli con un QR code, che ne riportano in sintesi i tratti salienti linguistico architettonici in riferimento alla storia dell’architettura ed al contesto proprio.

Questa mappatura è in assoluto la prima valorizzazione pubblica dell’architettura contemporanea a Siena, una delle poche in Italia . Questo progetto vede forma grazie alla collaborazione con L’Ordine degli Architetti della provincia di Siena e in particolare del ’Architetto Marina Gennari.

10150867_989189577767695_1031145657_nGioiello in argento ispirato ai segni di Lionni e Nepi è realizzato dagli artigiani della Fusi&Fusi.

Coordinamento teoretico: a cura del Dr. Romeo Giuli

Carlo Nepi è nato a Siena nel 1949.

Vive e lavora a Siena.

Lavora nel campo urbanistico e del disegno urbano. Ha collaborato con Giancarlo De Carlo al piano di S. Miniato-La Lizza a Siena e del Piazzale della Pace a Parma.

Ha portato a termine alcune ristrutturazioni nel centro di Siena e ha partecipato alla creazione di un sistema di piccoli musei diffusi nel territorio senese.

Insieme a Mario R. Terrosi, contitolare dello Studio Nepi Terrosi – Architetti Associati, ha allestito mostre d’arte in luoghi di grande prestigio, dal Palazzo Pubblico di Siena, al Palazzo Chigi Saracini, alla Pinacoteca Nazionale di Siena, agli Uffizi, al Palazzo Strozzi a Firenze.

Ha realizzato alcuni musei ubicati in centri importanti del territorio senese: Pienza, Montalcino, Serre di Rapolano. E’ autore di numerosi progetti per nuovi insediamenti residenziali e multifunzionali nei dintorni di Siena. Docente a contratto di Composizione Architettonica alla facoltà di Architettura di Genova. Docente a contratto di Progettazione urbana alla Facoltà di Architettura di Ferrara.

E’ stato corrispondente per l’Italia di “Spazio e Società”,rivista diretta da Giancarlo De Carlo.

Ha pubblicato il libro “Una città laboratorio. Gli anni senesi di Giancarlo De Carlo”.

Ha pubblicato articoli e progetti su varie riviste di architettura, tra cui Architectural Review, Spazio e Società, Parametro, Frames, Domus, L’industria delle Costruzioni, Il Giornale dell’architettura.

Pippo Lionni, Pippo Lionni, nato nel 1954 a New York, vive e lavora nei propri studi fra Parigi e Radda in Chianti. Il suo background multiculturale è il risultato di una formazione multidisciplinare in una varietà di forme espressive ed attività quali le installazioni a parete di grandi animazioni proiettate e la pittura. E’ stato insignito del titolo di «Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere» dal Ministero della cultura francese nel 2001.

Il suo lavoro artistico è stato oggetto di numerose mostre internazionali personali e collettive, tra le quali ricordiamo: Magazzino 1b a Prato, Fleming Museum, UVM a Burlington VT, PNCA a Portland Ore, Galerie Frédéric Giroux, Galerie Artcurial, Espace Modem, Franck Bordas, e Passage de Retz  a Paris, Max Lang a New York, e Bernard Jacobson Gallery a London.


Fuori Registro

Luca Pancrazzi

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Opening 20 marzo 2015

 

– ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 20 marzo – 20 aprile 2015

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Possiamo presentare un effetto di sdoppiamento dovuto al non corretto allineamento dei colori come una cifra di valore ? È quello che intendiamo fare presentando la mostra di Luca Pancrazzi, la seconda del ciclo “I valori dell’arte”. Dichiara l’artista in un dialogo con Dino Incardi che siamo di fronte ad una vera e propria filosofia di vita prima che ad una pratica pittorica.
“La materia con cui sono fatti fisicamente i miei quadri è il tempo, parlo dei quadri chiamati bianchi, i “Fuori registro” nei quali la pittura viene eseguita passaggio dopo passaggio, non c’è quindi una parte del quadro finita prima, ma il quadro all’improvviso si rivela, anche a me, appena è finito. Ho bisogno per questi quadri di questa stratificazione e di questo tempo tra un passaggio e l’altro, tra una velatura e l’altra, poichè questa è la natura stessa del quadro. Si verifica così prevalentemente il fatto che giorno dopo giorno, quello che si stratifica non è esattamente a registro con quello realizzato il giorno precedente o con quello che si aggiungerà il giorno successivo.

La proiezione del ricordo non è a registro con la realtà poichè vi si sovrappone il tempo come fosse una dimensione che apporta uno spessore tridimensionale alle due dimensioni classiche. Il tempo diviene il legante stesso della pittura, strato dopo strato, velatura dopo velatura.”

Fuori registro diviene, valore critico, di scelta. Valore determinativo quanto all’opera.
Valore che implica porre l’attenzione e stare a contatto con l’immagine interiore ed intima in libertà e senza porsi pregiudizio su di essa. In questo diviene valore condivisibile attraverso l’arte e nell’arte. Il contatto con l’immagine diviene importante come l’en plain air lo fu per gli impressionisti e il passaggio di stesura diviene importante come la macchia fu per la scuola di staggia ( per i macchiaioli…)

La pittura dei fuori registro è pittura che si iscrive nella linea contemplativa del realismo italiano classico , che ha visto in Firenze, terra d’origine dell’artista, il suo epicentro espressivo di riferimento. Con gli episodi formali che in essa hanno avuto luogo e che per il principio di traslazione dell’arte, sono ancora oggi contemporanei Fuori registro mantiene non troppo inconsapevolmente, vivo il rapporto.

Bianco su bianco e tono su tono, una luce che si azzera una forma che è data nel non allinearsi a ciò che è. Luca Pancrazzi ha creato per l’inner room un particolare site specific composto da un quadro ed un video arrivando a toccare una quinta dimenzione, abbracciando l’inner room e lo spazio che la circonda. Mentre il quadro iniziato nel 2011 racconta di un fuori registro dilatato anche dal tempo trascorso per finirlo, nel video l’artista testimonia una visione quasi statica ma al tempo stesso in divenire che lo ha lasciato in ammirazione per 10 minuti toccando una forma ulteriore ed inedita del fuori registro quella della relazione audio-immagine. Dice lo stesso Luca Pancrazzi: “ mi è apparsa davanti agli occhi la finestra dello studio schermata da una tenda trasparente, nera, durante una giornata luminosissima e ventosa, col sole diretto che proiettava l’ombra dell’albero spoglio direttamente sul telo nero creando una certa profondità data dalla chiarezza della proiezione che metteva a fuoco i rami vicino e sfocava i rami lontano. Io stavo in silenzio dentro lo studio registrando la proiezione esterna sullo schermo della finestra. La griglia dell’albero e la griglia della finestra facevano da sfondo alla griglia sonora dei rumori della città.”

inner room jewelbox© scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra la cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista, ospita per l’occasione gioiello accartocciabile disegnato da Luca Pancrazzi e tradotto da fusi&fusi.

Coordinamento teoretico: a cura del Dr. Romeo Giuli

Luca Pancrazzi (Figline Valdarno, 1961) Negli anni Ottanta, dopo gli studi liceali e accademici a Firenze si trova negli Stati Uniti, dove lavora come assistente di Sol Lewitt. Nello stesso periodolavora a Roma per Alighiero Boetti.
Tra i progetti di collaborazione che lo vedono tra i fondatori ricordiamo: Importé d’Italie (1982), ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (1993), De-Abc (2000) e, dal 2010, Madeinfilandia. Dal 1996 viene invitato a partecipare ad una serie di esposizioni internazionali tra cui la Biennale di Venezia (1997), la Triennale di New Dehli (1997), Biennal of Cetinje (1997), Triennale di Vilnius (2000), Whitney Museum of American Art at Champion (1998), Biennal of Valencia (2001), Moscow Biennal of Contemporary Art (2007), Quadriennale di Roma (2008). Alcune tra i numerosi spazi pubblici che hanno presentato il suo lavoro: P.S.1 Contemporary Art Center (1999), Galleria Civica di Modena (1999), Museo Marino Marini (2000), Palazzo delle Papesse (2001), Museo Revoltella (2001), Galerie Lenbachhaus und Kunstbau (2001), GAMEC (2001),Museo Cantonale d’Arte di Lugano (2002), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (2002), Zentrum Fur Kunst und Medientechnologie (2003), PAC (2004), MAN (2004), MART Trento e Rovereto (2005), MAMbo (2006), Macro (2007), Vietnam National Museum of Fine Arts (2007), Fondazione Pomodoro (2010), Museo per Bambini di Siena (2010). Vive e lavora tra la Filandia e Milano.


Dovunque / Wherever

Federico Pacini

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Opening 31 gennaio 2015

 

– ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 31 gennaio – 2 marzo 2015

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Che sapore ha oggi la parola valore ? Esistono valori dell’arte o di cui è portatrice ciò che noi chiamiamo convenzionalmente e forse inconsapevolmente arte? Valori che possono considerarsi imprescindibili per un vivere pieno e profondo e che sono depositati unicamente in ogni artista in quanto uomo?  È con queste domande che presentiamo la mostra di Federico Pacini, la prima del ciclo “I valori dell’arte”.  Nel titolo della mostra sta il senso del valore che desideriamo mettere a fuoco per primo, il Dovunque. L’arte infatti nasce ed agisce dovunque fedelmente a se stessa, fedelmente a quanto l’artista riesce a cogliere in relazione col suo spirito. Nel caso di Pacini questo è un processo di liberazione dai legami con la città di origine, dall’ ambiguità del convenuto. Per molti versi anche da una lettura mediata e sommaria della fotografia come opera d’arte. Pacini nella sua ricerca opera una fotografia che definiamo aniconica, la sua relazione non è con il corpo sociale e visivo delle cose che ritrae quanto piuttosto con il mistero che la loro essenza comunica. La relazione geometrico semantica intima tra le forme varie che appaiono fotografate.

L’autore che in passato è stato non a caso un rinomato DJ nella scena toscana anni ’90 agisce da artista collettore di immagini sociale e generazionale. Assumendosi la responsabilità di puntualizzare quanto nel paesaggio sia naturale che antropizzato viene comunemente definito, secondo parametri intellegibili e con  termini convenzionali quali , brutto, bello,strano, interessante: il tutto per indicare un qualcosa di imprevisto. Coltissimo quanto alla storia, alla tecnica fotografica ed alla storia dell’arte, attento conoscitore delle dinamiche politico –sociali, Pacini non usa però il linguaggio, i linguaggi o i significati esistenziali legati ai soggetti ma indaga il visivo e scava poi in esso con la sua sensibilità che lo porta a incontrare e riconoscere dovunque il suo punto di vista. Sapendo lucidamente che dovunque può applicare la sua unicità ed il valore del dovunque stesso. Nel corpo mostra appaiono i primi scatti fatti dall’artista quattordicenne nel 1992 dove con lucida inconsapevolezza ha fotografato quanto poi sarebbe diventato la sua cifra stilistica insieme ad alcune immagini raccolte nel libro fotografico “Purtroppo ti amo”, Quinlan Editrice, 2013 (menzione d’onore al premio Hemingway 2014) una continuità del dovunque che dallo spazio passa al tempo.

Per l’occasione, verrà editato un quaderno per immagini con postfazione di Federico Fusi, Francesca Orsi.

Federico Pacini (Siena, 1977)

Laurea in Scienze politiche, indirizzo politico sociale.

Premi Honorable Mension, Hemingway Award 2014 for the book “Purtroppo ti amo”
Second place PX3 competition 2010 –  Prix de la Photographie Paris for the book “00001735.tif”
Second place with Honorable Mension  IPA 2009  International Photography Awards Lucie Awards (New York, Lincoln Centre) for the book “00001735.tif

Pubblicazioni  Purtroppo ti amo, texts by Elio Grazioli and Burk Uzzle,  Quinlan Editrice, 2013.
00001735.tif, text by Augusto Mazzini, Protagon 2008.
Fotografie, text by Omar Calabrese, Culture ‧ Programme by the Municipality of Siena, 2007.

Collezioni Alinari National Museum of Photography, Florence. Musée de la Photographie, Charleroi.
Research Center and Archive Photography, CRAF, Lestans. National Museum of Cinema, Torino. Collection Monte dei Paschi di Siena bank. Collection Fabio Castelli.

Mostre

Selected for the video installation by Studio Azzurro and presented in the Italian PavilionGrafts / Grafting to 14. International Architecture Exhibition of the Venice Biennale (Venezia) 2014, Sopra Le Logge Comune di Pisa “Toscana Architects” Augusto Mazzini (Pisa) 2012,  Palazzo del consiglio Provinciale di Siena “Essere Lei” solo-exhibition (Siena) 2012, Reggia di Caserta   “Volturno 1860. L’ultima battaglia dei Mille”  (Presidenza del Consiglio – Unità tecnica per i 150 anni dell’Unità d’Italia) (Caserta) 2010, Casa della Città-Palazzo Patrizi “00001735.tif ” solo-exhibition (Siena) 2009, Start Miami   Galleria Carlo Livi (Miami) 2007-2008, Sulmona Film Festival (Aquila) 2007, Ambientarti   Palazzo Doria Pamphilj (Viterbo) 2007, ArtSingaporeFair  (Singapore) 2007, Festival Kaibakh (Bergamo) 2007, Palazzo Patrizi “fotografie” solo-exhibition (Siena, Promoter Culture Siena Municipality) 2007, Galleria d’arte Evvìvanoè (Cuneo) 2006, Sala Fellini delle Terme Acquasanta di Chianciano Terme (Siena) 2006, Gelleria Memoli Arte Contemporanea (Varese) 2006, Galleria PostArt (Milano) 2005, Galleria Arte 18 (Bologna) 2005.


The Poetry of Change

Kathleen J Graves
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Opening 20 dicembre 2014

 

– ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 20 dicembre – 20 gennaio 2015

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

L’artista ha voluto presentare un nuovo lavoro che ci affida ad una riflessione profonda sui cambiamenti in corso nei modi di comunicare. Cambiamenti osservati da un punto di vista innovativo e conservatore quale quello Americano.
Questa riflessione che ci porta a considerare anche il rapporto tra artigianalità storica e e tecnologia, tra talento e sensibilità, invitandoci a cogliere l’aspetto poetico presente nei cosidetti nuovi media intesi come metafora di apertura al nuovo.
Graves ci invita a farlo con un’opera stilisticamente newyorkese in cui possiamo assaporare il gusto unico, fatto di “meticciamento” formale ed accumulazioni, di una certa arte prodotta in quell’area.
Ci dice la stessa Kathleen J. Graves
Questa installazione è un dialogo su come stanno cambiando i nostri metodi di comunicazione dalla scrittura a mano e lettera timbrata a Internet e iPhone.

Dalla secolare storia letteraria composita, fatta di lettere personali consegnate con cavallo, pullman e vettore postale ad amici e persone care, alla costante domanda della posta elettronica, ai testi elettronici fino al meraviglioso accesso alle informazioni su Internet.
Questi formati riuniscono i ricordi e le esperienze che sono stati e sono ora. La lettera e il francobollo essendo ‘erano’ mentre l’iPhone essendo ‘è’.
Il mio sguardo si concentra sugli attributi della lettera e il design di iPhone. Questi mi portano a vedere scomparire in una scia il vecchio ed il passé, nell’abbraccio dell’ accessorio personale – così utile e accattivante.
Poichè la tecnologia apre facilmente modi più vicini per parlare, conoscere ed esprimere, sono lieta di entrare in contatto con esso. Non è senza rammarico che lascio ceralacca, francobolli e l’emozione di ricevere una lunga lettera di idee. Ma la comodità e l’immediatezza di iPhone e il suo panorama variegato di opzioni sono diventate indispensabili per me e per tutti quelli che conosco.

La ‘Poesia’ esiste all’interno di questo cambiamento- slittamento esponenziale di materiali e conversazioni tra menti e tecnologia. Il cambiamento è in questo modo, credo. Comincio a capire che ogni esperienza è unica e la scoperta e il tempo ci muovono in avanti e lasciando interi mondi dietro. E ‘come guardare vecchie fotografie in modo diverso da come abbiamo vissuto i momenti immortalati. Sai di più ora – Sei sempre nuovo.

Questa all’Inner room è la sua prima personale

inner room jewelbox© scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra la cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista, ospita per l’occasione gioiello ideato da Kathleen J. Graves e realizzato dagli orafi di fusi&fusi.

Il coordinamento teoretico è a cura del Dott. Romeo Giuli

Kathleen J Graves è una fotografa il cui lavoro è basato sul suo amore per la natura e la tecnologia. Unisce insieme idee sui Nanobots e le nuove forme di vita che vivono e lavorano in paesaggi all’aperto.
Le opere cosiddette ‘Dark Garden’ riflettono sul cambiamento dei modelli meteorologici a livello mondiale e le inondazioni nella zona di Long Island di New York, dove vive.
Kathleen J ha mostrato il lavoro a New York, Miami e in Europa. Nel novembre 2014 ha preso parte alla mostra collettiva ‘De Bello Naturae – della serie, Disfide’ presso il Castello di Barletta in Italia. Kathleen insegnerà un Workshop – La Eternamente malleabile, Intensità de Tecnologia di espressione a Bisceglie, (Ba) Italia nel mese di novembre.
Ha esposto a Miami Basel a cura di Giovanni Hanhardt per ‘Framing the Moving Image’, dicembre 2013. Nel 2014 queste opere cosiddette ‘Studi bot’ sono entrate alla Cricket 2_All_KJG (1)Taplin Collection e sono parte dello spettacolo in corso al Sagamore Art Hotel. Lei è stata oggetto di un articolo del Hufngton post nel 2014 di Jacqueline Vescovo intitolato ‘Kathleen J Graves Appassionato avvocato d’arte per l’Ambiente’.
Ha partecipato a Paesaggi contemporanei’ a New York, ‘Arte che scorre’ alla Columbia University
E come ospite ad ArtMill nella Repubblica Ceca. Ha avuto un mostra personale a Bari, Italia
ed ha partecipato ad un Colloquio internazionale e mostra a L’Avana, Cuba.
Kathleen J Graves è Assistant Professor of Art presso la New York University e ha anche insegnato al Sarah Lawrence College e il Centro Internazionale di Fotografia di New York. Già direttore tra 2005-2012 del Advanced Digital Print Studio alla NYU dove si insegna tecniche sulla stampa digitale di grande formato. Lei è un artista praticante presso Gravus Print Studios nell’area metropolitana di New York.
Questa all’inner room è la sua prima personale.


SERGIO SARRA

Sergio Sarra

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Opening 15 novembre 2014

ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 15 novembre – 15 dicembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

inner room© – inner room jewelbox©
per il ciclo Talents ha il piacere di presentare Sergio Sarra, una istallazione site specific, preceduta da un talk dell’artista con gli architetti Carlo Nepi e Marina Gennari incentrata sulla sua casa studio di recente costruzione

L’opera di Sergio Sarra che presenta appositamente si relaziona in maniera costruttiva con lo spazio interno dell’inner room in un dialogo elettivo tra lo spazio inteso come modulo architettonico e visivo e la sua opera la quale si basa su uno degli assunti cardine del pensiero artistico italiano: il disegno.

L’eleganza e la pulizia formale interpretate con senso di agilità formale, danno vita a quadri – disegno come luoghi narrati, agiti con fisicità performativa e primigenio stupore. Il disegno è narrazione a se stessi ed agli altri, schema, visione ed anche condivisione. Il disegno è progetto infatti Sarra ha usato il suo disegno, diremmo segno, per realizzare insieme agli architetti dello Studio Zero85 di Pescara la sua casa studio, un tema architettonico storico e vasto con cui molti artisti del passato e abbastanza pochi del recente tempo si sono confrontati.

Disciplina e rigore unite alla coltivazione relazionale intesa come pratica formale di accompagnamento all’opera sono le note che hanno portato a porre enfasi sulla recente realizzazione dello studio abitazione dell’artista fabbricata nel comune di Manoppello (Ch). Tale opera ci piace intenderla e proporla come atto di creazione artistica che sintetizza formalmente quanto espresso nel corso della carriera ed anche come elemento di sintesi unico nel panorama dell’arte contemporanea .
Sarra ha cercato in questo un nuovo centro di cui appropriarsi o riappropriarsi nel quale la sua vita familiare all’interno della quale ha scelto di operare come uomo e come artista fosse un fulcro.

Tutto questo è a nostro avviso volto a costruire uno spazio che contenga la vita da cui l’opera o in cui l’opera prende forma. Tale realtà è degna di nota e può essere volano di ispirazione ed analisi al tempo stesso.

Questa all’Inner room è la sua prima personale

inner room jewelbox© scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra la cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista, ospita per l’occasione gioiello disegnato dallo stesso Sergio Sarra e realizzati dagli orafi di fusi&fusi.

Il coordinamento e l’allestimento è a cura del Dott. Romeo Giuli

L’evento si inquadra nella manifestazione: “Open zona Toselli”
insieme al finissage delle mostre “Occhio innocenrte”

Sergio Sarra was born in Pescara in 1961, lives and works in Abruzzo.
From 1983 to1988 was a student at the Academy of Fine Art in Bologna. In 1989 he invited to the Mediterranean Biennal at the Macba of Barcelona and in 90 to the Expace Cartier in Paris; that same year he held his first solo exhibition at Alice art gallery in Rome, presenting an installation made up of four long glass panels lit by the white light of industrial neon. In 1993 he partecipated at the Venice Biennale in the Aperto section and in the exhibition “De Europa” in the Museum of Modern Art of Athens, both curated by Achille Bonito Oliva. In 1997 he founded the aperiodic magazine Orlo edited by Zerynthia and partecipates in exhibition “Sign, Sound, Sacred, Sense” curated by Lorenzo Benedetti, “Odisseus” and “FuoriUso” curated by Giacinto D Pietrantonio. In 2000 Sarra exhibited in Rome at Volume! Foundation and care “Conversione di Saulo” at Palazzo Odescalchi also in Rome, and is invited at the Havana Biennal in the Exhibition “Window onto Venus”. In the same year he married Elisabetta Ruscitti in Amalfi and the couple moved to Naples where Sarra opened his studio, here he conceived his Table Sculptures as well as several performances, among which “D. dal Vero n.1”, presented at Palermo’s Micromuseum (2004) and at Bucharest’s MNAC and “Trave Excercise” product by Zerinthya in Paliano. In the following years he exhibited in the cities of Porto, Florence, Rome, Milan, Lisbon and partecipated in numerous group show including “Altered States” curated by Nicolas Bourriaud and Paolo Falcone at WAX in Budapest and “Cose mai viste” curated by Achille Bonito Oliva at the Terme of Diocleziano in Rome. In 2011 he was invited to the Italian Pavillon at the Venice Biennale and betwen 2012 and 2013 develops projects “Monsuno, episode I and II” at Pio Monti gallery and Garage Carcani and “un ambiente, sei vetri” at the Conservatory of Santa Cecilia in Rome. Together with the young architects of StudioZero85 designs and builds his new study-house in Abruzzo, who in 2014 received an honorable mention at Fritz Hoger Preis in Berlin and is named among the finalist at the Wienenberger Award in Vienna.


Tendoni

Pietro Capogrosso

tendoni

Opening 11 ottobre 2014

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 11 ottobre – 11 novembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Questa mostra si inserisce nell’evento “Open Zona Toselli” che parte idealmente da una frase del filosofo tedesco Ernst Gombrich: «Non esiste Occhio innocente. Quando si pone al lavoro, l’Occhio è sempre antico, ossessionato dal proprio passato e dalle suggestioni, vecchie e nuove, che vengono dall’orecchio, dal naso dalla lingua, dalle dita, dal cuore e dal cervello» e Pietro Capogrosso presenta una serie di nuovi dipinti denominata affettuosamente “Tendoni”. Il termine tendone indica un metodo o modo di “Allevare la vite” tipico di una certa area dell’Italia. Questi nuovi lavori di Capogrosso che presenta in anteprima all’inner room non si rifanno però a quella immagine georgica che potrebbe essere un bagaglio della sua esperienza di vita. Il pittore infatti è nato e cresciuto in una famiglia ed in un milieù di allevatori di vitis vinifera nella celebre zona di Trani.

Incontrano piuttosto la forma mentale del tendone grazie ad una pittura intellettuale fatta di allevamento di segni. In poche parole un soggetto riconosciuto e riconoscibile trovato proprio rifuggendo la pittura di soggetto e allevando sulla tela la pittura di segno, anzi di disegno. Un’apparente contraddizione che invece è la sua cifra espressiva. Un disegno pittorico dove la velatura e la tonalità si hanno grazie al passaggio tramato del segno, esempio forse unico nel panorama odierno e non solo. Di qui il rimando alla precedente mostra all’ inner room del 2010 dove il focus era il disegno nell’acqua ovvero nel divenire fluido della pittura, stavolta invece seguendo questa personale attitudine formale, il disegno diventa a pieno titolo pittura.
L’occhio rinnovato dell’autore fugge il noto per l’ignoto, dove quest’ultimo è inteso come novità, raggiunta per predisposta apertura dello spirito alla vita.

L’occhio quindi, rispondendo alla frase di Gombrich, non è innocente ma può essere rinnovato.
La meraviglia è incontrare in questo nuovo anche la propria memoria fatta di sole, di polvere, di tetti viventi, e di infantile stupore di fronte alla forma materna della pianta di vite che cala dall’alto, amorevole e rassicurante, nella calura estiva delle interminabili mezze giornate pugliesi.

Un messaggio misterioso e palese nel contempo, ci viene da questi quadri che si iscrivono nella grande tradizione pittorica a volte definita convenzionalmente astratta.

Pietro Capogrosso (Trani, BT, 1967) si Laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera dove tutt’oggi insegna.
Le sue mostre pubbliche selezionate degli ultimi dieci anni sono:
2010 “Disegnavano quadrati d’acqua” Fusi&fusi, inner room of Contemporary art, Siena, “Est”, Vedetta del Mediterraneo, Giovinazzo, a cura di Lia De Venere
2011 “54° Biennale di Venezia” pad. Puglia ex convento di Santa Scolastica, Bari; pad. Italiani nel
Mondo, Istituto di Cultura, Mosca (Russia), 2011 “Il giardino segreto. Opere d’arte dell’ultimo cinquantennio nelle collezioni private baresi” ex convento di Santa Scolastica,Bari, a cura di L. De Venere e A. Marino
2010 “Made in Filanda” loc. la Filanda, Pieve a Presciano,Arezzo, “Deliverance” fusi&fusi inner room
2008 “1953-2003. Una collezione privata”, Sotheby’s – Palazzo Broggi, Milano.
2006 “Intramoenia/Extra Art”, Castello di Manfredonia, a cura di Achille Bonito Oliva e Giusy Caroppo
2005 Playground and Toys, Hangar Bicocca, Milano a cura di Adelina Von Furstenberg Di un solo mare di tanti mari, Istituto Italiano di cultura, DGB Haus, Stoccarda, a cura di L. De Venere “Crysalis”, teoria dell’evoluzione, Castello Svevo, Bari, a cura di G. De Palma
2004 Arte Italiana per il XXI secolo, Palazzo della Farnesina, Roma, a cura di L. Canova.
“ Anteprima – XIV Quadriennale d’Arte, Palazzo della Promotrice delle Belle Arti, Torino.
“ Confini” Castello Svevo di Trani, a cura di Giusi Garoppo, catalogo con testo di Achille.
“Le Opere e i Giorni, la Vanitas”, Certosa di Padula,Salerno a cura di Achille Bonito Oliva.

Questa all’Inner room è la sua seconda personale

inner room jewelbox© scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra la cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista, ospita per l’occasione gioielli disegnati dallo stesso Capogrosso e realizzati dagli orafi più trendy di Barcellona.

Il coordinamento e l’allestimento è a cura del Dott. Romeo Giuli

L’evento si inquadra nella manifestazione: “Open zona Toselli”
insieme alle mostre


PROSSIMITà/ULTERIORITà 2014


Sit On It

Luca Lupi

lupi

Opening 12 aprile 2014

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 11 ottobre – 11 novembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con il terzo appuntamento del ciclo PROSSIMITà/ULTERIORITà , inner room© presenta l’opera recente di Luca Lupi. Fotografo nel vero senso del termine si sta affermando sulla scena nazionale ed europea con un rinnovato senso di approccio al tema del paesaggio come tale, senza cioè le varie declinazioni interpretative riferite alla lettura del medesimo in relazione all’esperienza interiore dell’uomo.

Un lavoro dal segno asciutto e preciso,lucido e fermo ma al contempo tenero e pieno di vita che ci accompagna in questo terzo appuntamento in cui i termini di Prossimità ed ulteriorità vengono intesi come propedeutici a quello di “scopo” e non alle mere categorie fenomenologiche a cui ci siamo dedicati di recente.

Una narrazione per immagini che dipana in una sorta di tavola putingheriana visiva un percorso verso l’ulteriorità intesa come supremazia, uno stare sopra che ogni uomo in raggiunge compiendo il suo scopo e non dominando sugli altri. L’ulteriorità diventa quindi posizione superiore da conseguire approcciando la prossimità intesa come ambiente ma anche come opportunità . Avvicinandosi ad una costa o ad una montagna. Prossimità=approccio, in funzione di un’ulteriorità=supremazia.
Una visione nuova di questi due termini filosofici che viene riconosciuta grazie a queste opere di Lupi.
Il titolo “sit on it” è evocativo di come assumere una posizione nei confronti del mondo delle circostanze della vita e finalmente anche del paesaggio, ovvero il sedersi sopra

Questo rimando al prendere sede al risiedere diventa sinonimo di vivere e quindi assumersi la responsabilità di amministrare secondo il proprio scopo precipuo in funzione della vita stessa. Il paesaggio a distanza che Lupi ci figura è si prossimo ma settato sulla verticalità e l’ulteriorità è il sedercisi sopra. Il dominio nel servizio, la responsabilità dell’amministrare.

Luca Lupi ( Pontedera, Pi, 1970 ) Fotografo, parallelamente all’attività professionale che lo ha portato ad indagare paesaggi ed architetture ed elementi del patrimonio storico artistico della Toscana, ha sviluppato una personale ricerca in riferimento allo spazio ed al tempo in fotografia. Questa originale ricerca linguistica lo ha portato di recente ad essere selezionato al Festival della giovane fotografia europea, Parigi Centquatre.

Ner recente passato ha esposto in importanti istituzioni culturali in toscana quali: Museo Nazionale Villa Guinigi, Lucca, Palazzo Medici Riccardi, Firenze, Villa Pacchiani, Santa croce sull’arno, Pisa. Notato all’estero, Cina, Grecia, Siria in importanti selezioni sul tema del paesaggio. Attualmente è in preparazione una sua personale ad Arles in Francia terra di recente adozione operativa.
La sua ricerca è stata oggetto di pubblicazioni ed ha destato l’interesse di collezionisti della materia. Questa è la sua prima mostra all’inner room.

inner room© . Inner room nasce in continuazione e in discontinuità con la vicenda artistica italiana: l’aspetto continuativo si riferisce soprattutto al carattere performativo della iniziativa; tutti i dettagli sono caratterizzanti un atteggiamento artistico compartecipativo degli autori. L’aspetto discontinuativo è rappresentato dal fatto che gli autori non sono sotto la tutela di colui che li presenta e rappresenta: non più artisti che delegano. In questo senso si rivaluta la tradizione da quella performativa a quella riflessiva ed eremitica. Siamo ovviamente lontani da ogni intendimento di vuota celebrazione rituale: l’umano e il transcendente ritrovano un equilibrio antico.
E’ un’ etichetta di produzione artistica nata in Siena nel 2010 originariamente come spazio underground di 7 metri quadrati letteralmente sotto il livello stradale all’interno dello storico negozio fusi&fusi. organizza ciclicamente in sede ed in differenti luoghi mostre ed incontri coinvolgendo i talenti dell’arte contemporanea nelle molteplici realtà di ricerca e produzione dell’azienda stessa, il tutto per la crescita spirituale, sociale ed economica delle persone che sono e che passano da Siena. Per la sua natura si adatta anche al dialogo con realtà operative e produttive di vario indirizzo, apparentemente lontane all’arte contemporanea, riuscendo secondo il suo scopo ad individuare il potenziale dello spazio, favorire la nascita e sviluppare il dialogo opera/uomo coniugando il linguaggio dell’arte con la valorizzazione di senso della realtà che lo ospita. inner room presenta per ogni mostra un gioiello d’artista.
inner room©

inner room jewelbox scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista presenta per l’occasione una selezione di coralli e madreperle il cui autore è il medesimo di quanto appare nelle foto di Luca Lupi

Il coordinamento e l’allestimento è a cura del Dott. Romeo Giuli
l’evento si inquadra nella manifestazione : open zona toselli
insieme alla mostra Gres di Terry Davies presso lo spazio Casanova, viale Toselli, 25 Siena


Why Sgherri?

Gianluca Sgherri

why-sgherri

Opening 8 marzo 2014

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 8 marzo – 8 aprile

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con il secondo appuntamento del ciclo PROSSIMITà/ULTERIORITà , inner room© presenta l’opera recente di Gianluca Sgherri. Il pittore ci mostra la sproporzione come struttura costitutiva della condizione umana nelle cui aperture e nella cui luce boreale si coglie quella atmosfera di speranza e che l’espressione “già, non ancora” anima in altri contesti del pensiero, come quelli di Hans Urs von Balthasar o di Ernst Bloch e ci permettiamo di asserire anche sottintesi in quello di Levinas.

In Sgherri la ludica contestazione della totalità e la sua sostituzione con l’infinito sconvolge la traccia dell’altro. L’infinitudine della prospettiva lascia la condizione umana allo scoperto e l’uomo intirizzito nella sua nudità dentro i panni di tutti i giorni, la presunta diaconia diventa “tenerezza e responsabilità”. La prossimità che penetra la coscienza, porta con se il rischio di poter tenerla in ostaggio, è allora l’intenzionalità a invertire questo corso trasformandola in etica . Ciò pervade di radicalità etica la speranza intesa come profonda attesa e scoperta di un’ulteriorità. Essa si intreccia con quella del senso dell’espressione “già, non ancora”, senza sproporzione non sorge il problema dell’ulteriorità: si va oltre per un desiderio di compiutezza, di compimento, la cui esigenza matura dall’avvertire un consistere su più piani sia asimmetrici che simmetrici, e quindi da una situazione di multivocalità. Il “già, non ancora” si articola in una dimensione temporale che ricorda quella descritta da Paolo di tarso nella 1^ Corinzi, che concepisce l’amore come compresenza di affermazioni nelle reciproche mancanze intese come aspettative da colmare. In Sgherri l’ulteriore non è tuttavia dialettico, ma fenomenologico: è l’intenzionalità che cambia di segno, che avvolge la persona cioè la coscienza. Nella nostra prospettiva ribadiamo che l’ulteriore è ciò che la prossimità ci fa presagire e una volta sfiorata la comprensione completa riapre il problema, in un itinerario che una richiesta di senso finale rivela sempre incompiuto fino al suo raggiungimento interiore.

Il lavoro di Sgherri seguendo le proprie tracce si è imposto nei primi anni 90 come di importante mutamento nell’ambito della pittura figurale italiana. Famose le piccole tavole dove illustrava le atmosfere oniriche derivanti dalla matrice Tarkowskiana condivisa con l’artista Andrea Santarlasci e i fuoriscala con uomini piccoli in un paesaggio di oggetti grandi il tutto immerso in un’atmosfera siderale. Queste opere notate a suo tempo dalla critica internazionale, lo hanno portato ad essere un precursore di quell’arte basata sul programma photoshop che di li a poco sarà praticata con un’ atmosfera metropolitana da molti artisti tra i quali si ricordano Loris Cecchini, Botto e Bruno ed altri.

Sgherri oggi propone una relazione tra quadri di diverso soggetto che visualizzano come in una prospettiva a volo d’uccello un percorso di pareti giardini spazi infiniti, introflessi ed estroflessi coi piani ribaltati, da cui escono pneumi improvvisi: una metafora della vita.

Gianluca Sgherri (Fucecchio,Fi, 1962) Pittore attivo in italia dal 1990 ha esposto in personali e collettive in gallerie commerciali e musei in italia. La sua ricerca è presente in collezioni sia private che pubbliche in Italia e all’estero. Questa è la sua prima mostra all’inner room.

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inner room jewelbox scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista si presenta:

Rino Conforti “Golden Bronze”

Rino Conforti ( Verona 1948) . Architetto scultore ha esposto prevalentemente in spazi pubblici in Italia, a Siena ha costituito una bottega artistica di tipo rinascimentale con due sedi dove realizza opere di arte applicata. Conforti ha uno spiccato talento grafico che spazia tra molteplici discipline artistiche si contraddistingue per una serie di piccole sculture in argento e gioielli in bronzo il cui tema delle tensioni costruttive e delle nervature ritoccate a foglia d’oro lo pongono in una dimensione aulica di ulteriorità, ovvero il passaggio trans-sensoriale verso una dinamica che potremmo dire foto-esposta esposta alla luce. Il piccolo formato diviene monumentale nella sua arte e si trasforma in una “scultura macchina” che produce luce dilatandosi nello spazio definendo in ricerca l’ulteriorità. Indossare il gioiello come un’arma di la luce è in conforti indossare la forma ed il segno.

Il coordinamento e l’allestimento è a cura del Dott. Romeo Giuli


Vertigo

Matteo Appignani

appignani Opening 6 febbraio 2014

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 6 febbraio – 6 marzo

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

inner room© per il ciclo PROSSIMITà/ULTERIORITà ha il piacere di presentare la mostra personale di Matteo Appignani “Vertigo”

Con il ciclo PROSSIMITà/ULTERIORITà , inner room© offre attestazione e prova di una ricerca nel pensare che non si affretta verso una affermazione metafisica che si pretende convalidata dal solo fatto di volersi come antidoto contro le derive pragmatico-relativiste e nichiliste dominanti il pensiero attuale ma intende gettare le basi per un discorso nuovo. In questo primo episodio si ha il piacere di presentare le opere di Matteo Appignani pittore.

Desideriamo qui partire da una dichiarazione di Derek Prince che a nostro parere ci introduce nella corretta prospettiva circa l’interazione prossimità e ulteriorità.

“Possiamo vedere la grandezza la sapienza e la potenza di Dio in tanti modi : nella creazione , nei mari , nelle montagne , nelle stelle e il sole e la luna , in tutte le forze potenti che vengono rilasciati in questo universo in cui viviamo (prossimità ndr) . Ma non abbiamo accesso a Lui attraverso queste cose . Esse dimostrano la sua grandezza , ma non lo rendono disponibile per noi.
Ma Dio, nella sua bontà e nella Sua misericordia , ha esaltato soprattutto quelle manifestazioni del Suo potere , due cose : il suo nome e la sua parola . E ha fatto per amor nostro , perché mediante il suo nome e attraverso la Sua Parola abbiamo accesso a lui( ulteriorità ndr) .” DP

In questo assunto le ‘categorie esistenziali’ di prossimità e di ulteriorità anche approfondite in un recente lavoro di Armando Rigobello, vengono secondo noi poste in interazione guardando alla condizione umana, come tensione-verso, desiderio, approccio, esitazione, speranza. Un già e non ancora.

La prossimità esprime quindi una vicinanza tratte¬nuta, una situazione al limite, un arresto che non annulla l’intenzionalità. che ro¬vescia l’intenzionalità disegnando un movimento che va dall’oggetto al soggetto, che muove cioè dal presentarsi di un “volto”, una “ facciata” ci dice Appignani, che ci visita e ci invita ad una con¬vocazione.

L’ulteriorità è ciò che la prossimità ci lascia presagire, è l’apertura di una domanda che si presenta come richiesta di compimen¬to finale, intravisto e mai posseduto. Come un colore assoluto che non per forza indica il vuoto. La prossimità riserva sempre una insuperabile alterità, che non si esaurisce né nella comprensione né nella insormon¬tabile differenza. Perciò l’ulteriorità spinge altre, alla ricerca non di una totalizza¬zione, ma all’incontro nel trascendimento che si sottrae a ogni totalizzazione, orientandosi verso una pienezza di senso, una “parola che ci precede e ci salva”, per dirla alla Paul Ricoeur. Colta nella dialettica di prossimità e ulteriorità la condizione umana si presenta come at¬traversata da una dinamica di trascendimento e come abitata da una richiesta di senso, un senso che deve assumere una connotazione personale, essere cioè una “vita intellettualmente rinnovata”, per non cadere nell’’idolatria.

Il lavoro di Appignani non si arresta all’ermeneutica visuale di differenze che si pretendono non-mediabili, Vuoto Pieno, tratto-colore ma opera un rovesciamento della sintesi passiva, pre-riflessiva, pre-discorsiva, dove il Dire, il primo Dire, genera il discorso. In tal senso un avvenimen¬to pre-linguistico precede il discorso come comunicazione, e l’etica, come prossimità che si istituisce dalla visitazione del volto dell’altro rappresentato dalla facciata intesa anch’essa come discorso che si articola come soglia di un’ulteriorità che lo ha già accolto e quindi preceduto. Un fare artistico operato nel silenzio di campiture estese contigue a segni intelligenti e precisi, dove si respirano le arie tipiche di una certa pittura di chi guarda bagnare l’adriatico. Definiamo quella di Appignani una cuspide formale dell’arte italiana in cui la vena materico-chimica e quella inespressionistico-monocroma partendo dal terreno comune dello spazialismo si incontrano provocando una vertigine alle convenzioni.

Matteo Appignani (Spoltore (Pe), 1977) Pittore da tempo residente a Firenze ha esposto in personali e collettive in gallerie e Musei in italia come il Pan di Napoli, affianca non di rado l’attività di performance pittorica a quella di ricerca in studio Questa è la sua prima mostra all’inner room.www.matteoappignani.it

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Nell’ inner room jewelbox scatola luminosa dove si apprezza l’incontro tra cultura e la manualità artigiana del gioiello d’artista si presenta:

CarLottA j – pizzi

CarLOTTaj è il brand della design fiorentina Carlotta Mazzoni che crea dei leggeri e trasparenti monili con pizzi di grande pregio anche antichi. Le sue composizioni sono pezzi unici realizzati per e sulla persona che mettono in risalto il segno ed il disegno, caratteristica di questa antica tecnica proposta in dei frames geometrici la cui essenzialità esalta il fraseggio dei pieni e dei vuoti. Perfetta assonanza formale con i lavori di Appignani. Una resa estetica della prossimità e ulteriorità. www.carlottaj.it

Il coordinamento e l’allestimento è a cura del Dott. Romeo Giuli

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Innocui

Ela Bialkowska

bialkowaska

Opening 21 novembre 2013

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 Siena

durata mostra: 21 novembre – 21 dicembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Per il ciclo love and compassion, inner room ha il piacere di presentare un percorso per immagini dal 2010 al 2013 della fotografa Ela Bialkowska . L’autrice stessa con chiarezza e linearità lo definisce così: “Questo progetto è partito da un lavoro fotografico nato come un esperimento: creare due immagini in bianco e nero di uno stesso oggetto dove le due immagini appaiono una il negativo dell’altra. Una figura, un cipresso, appare in “positivo”, illuminato dalla luce del giorno che si staglia sullo sfondo chiaro del cielo. Nell’altra lo stesso albero, illuminato da una luce artificiale, si discosta dallo sfondo nero della notte. Così quello che a prima vista sembra l’accostamento della stessa fotografia in positivo e negativo si scopre essere due immagini distinte, anche se della stessa figura. Di queste è stato creato a sua volta il loro corrispettivo negativo, creando un ulteriore inganno. Ciò che mi sembrava interessante in questo esperimento era la possibilità di mettere in crisi, anche solo per un istante, le facoltà di chi osserva la fotografia, mettere in dubbio le convinzioni del soggetto e la pretesa di conoscenza certa. Ed è il dubbio, questa innocua ma potente capacità, che può far paura a chi pretende di avere la verità in mano.” La crisi della verità apre la prospettiva della verità. Fedele alla sua tradizione inner room propone per l’occasione un gioiello in argento della serie “sculture indossabili” opera della scultrice orafa Sonia Marcacci il cui lavoro sulla forma e sulla luce si pone in un dialogo profondo con quello di Ela Bialkowska.

Ela Bialkowska ( Krakow , 1973), fotografa è tra i maggiori interpreti internazionali della documentazione di arte contemporanea, le sue foto vengono pubblicate regolarmente in riviste e libri. Ha esposto in mostre personali in Italia ed all’estero prevalentemente cicli di foto realizzati durante viaggi e Questa è la sua prima mostra all’inner room. Il coordinamento è a cura del Dott. Giuli

inner room© è una etichetta di produzione artistica nata in Siena originariamente come spazio underground di 7 metri quadrati letteralmente sotto il livello stradale all’interno dello storico negozio fusi&fusi.

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LO SCOPO DELL’ARTE 2011/2012

Il concept e la curatela del ciclo – iniziato nel 2011 nel retrobottega del negozio fusi&fusi nel centro storico di Siena – è di Federico Fusi per l’etichetta inner room©, ed ha avuto il contributo attivo di Romeo Giuli per gli allestimenti e la teoretica, di Enrico Mazzon per i gioielli, di Ursula Valmori per il coordinamento processuale ed organizzativo. Il ciclo si è composto di quattro parti: la prima, “condizioni per” ha ospitato opere di: Liedeke Kruk (NL), Romeo Giuli (Ita), Jan Fabre (B) eFederico Fusi (Ita); la seconda, “impatto” ha presentato lavori di Bruna Esposito (Ita) e di Marco Fedele di Catrano (Ita); la terza parte, che ha avuto luogo nei locali dell’associazione Brick di Siena,  “in visione” ha visto protagonisti Andrea Santarlasci (Ita) ed Alfredo Pirri (Ita); la quarta, “in novità”, Lucio Pozzi (Usa) e Gilberto Zorio (Ita). Un gioiello ispirato all’opera è realizzato da Enrico G. Mazzon per fusi&fusi.

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retro pozzi

Opening 16 marzo 2012

 – ore 18.00

inner room @ Brick, Tommaso Pendola, Siena

durata mostra: 16 marzo – 16 aprile

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

per il decimo ed ultimo appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte , affrontato con la significativa opera “Per purificare le parole” di Gilberto Zorio, con il supporto della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze.

Emblematica a partire dal titolo che ne riassume la poetica concettuale, quest’opera è un vero e proprio strumento spaziale, simbolico e pratico dove le parole possono essere parlate, passando attraverso delle condutture in cui simbolicamente si purificano. Dal boccaglio recettore attraverso il giavellotto vettore, le parole entrano nel vulcano modellato con sabbia dello Stromboli catalizzata con impasti naturali come ad evocare il fuoco che purifica gli elementi. Con quest’opera di Zorio si ha un’opportunità nuova: quella di considerare come un ambiente ciò che convenzionalmente è considerato un mezzo. Questo avviene grazie all’intuizione presentata dall’artista, ovvero la necessità che le parole possano essere purificate, riportate cioè alla loro essenza originaria di elementi senza essere decontestualizzate dal linguaggio, che è l’ambiente nel quale vivono e si esprimono.

L’opera “Per purificare le parole” è chiamata a chiudere il ciclo in quanto assume, in tipologia, il simbolo di ogni opera d’arte e gesto artistico il cui destino appare quello di rendere visibile, vero e reale ciò che è in realtà è già presente nel mondo invisibile.
In tutto questo vi è sia il superamento che il rinnovamento.
Gilberto Zorio (Andorno Micca, Biella 1944 ). L’energia è la costante che attraversa l’intera opera di Zorio, dagli attrezzi ‘per purificare le parole’, alle stelle, alle canoe, alle ‘macchine irradianti’, tutte immagini in movimento, vettori d’energia, che costruiscono di volta in volta la forma stellare. Zorio dal 1967 ha partecipato alle principali mostre dell’Arte Povera. Innumerevoli sono le sue mostre, personali e collettive, presso spazi pubblici e privati, tra cui: il Kunstmuseum di Lucerna, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Galleria Civica di Modena e il Kunstverein di Stoccarda, il Centre d’Art Contemporain di Ginevra e il Centre Georges Pompidou di Parigi, la Philadelphia Tyler School of Art, la Fundacao de Serralves di Oporto, l’Istituto Valenciano de Arte Moderna di Valencia, il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci di Prato, Documenta di Kassel, la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento, il Dia Center for the Arts di New York, la Certosa di Padula. Nel 2011 ha preso naturalmente parte alle mostre del ciclo Arte Povera 2011 tenutosi in vari musei italiani ed esteri.

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Ripples/Increspature

Lucio Pozzi

retro pozzi

Opening 27 gennaio 2012

 – ore 18.00

inner room @ Brick, Tommaso Pendola, Siena

durata mostra: 27 gennaio – 27 febbraio

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Inner room© e BRICK, per il ciclo lo scopo dell’arte, presentano la mostra personale Lucio Pozzi “ripples/increspature” in via Tommaso Pendola, 8. Opening venerdì 27 gennaio ore 18.Il nono appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte presenta una personale di Lucio Pozzi che espone cinque degli innumerevoli episodi della sua ricca produzione, tra cui due lavori inediti. La relocazione nell’opera d’arte e la riorganizzazione stilistico linguistica libera da ogni schema di riferimento culturale o commerciale è l’atto di novità conseguente alla rottura del reale affrontato nella mostra precedente.

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L’arte di Lucio Pozzi esplora da decenni i processi di “espressione liberata”, operando azioni vaste all’interno del linguaggio dell’arte in tutte le sue aree sia formali che concettuali nonché espositive ed ha contribuito e contribuisce ad aprire sempre nuove riflessioni sullo scopo dell’arte, a partire dalla sua liberazione dalle convenzioni.

 

 

 

 

 

L’assoluta libertà linguistica con la quale Lucio Pozzi si muove rinnova le forme, i contenuti e le ispirazioni, unificando i tre livelli nell’essere materia d’arte indistinta che, a seconda delle necessità, trova forma nell’istallazione, nella pittura, nella performance nonché in speciali conferenze. foto-2-1Questi atti di rinnovamento continui lo pongono come anticipatore di istanze che nel tempo sono riscontrabili nell’opera di artisti successivi (a parere di molti, alcune istanze espressive si possono cogliere nei lavori successivi a quelli di un artista anche se chi le attua non è a conoscenza del lavoro di chi le ha espresse prima – questo è indice della grande libertà spirituale dell’arte).foto-4

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Passi

Alfredo Pirri

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Opening 16 dicembre 2011

 – ore 18.00

inner room @ Brick, Tommaso Pendola, Siena

durata mostra: 16 dicembre – 16 gennaio 2012

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

 

Opening venerdì 16 dicembre ore 18.00all’inner room© c/o Brick di via Tommaso Pendola  8, per l’ottavo appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte che affronta il tema del camminare nella visione rinnovata con un lavoro di Alfredo Pirri della celebre serie “Passi”.

Lastre di specchio adagiate sul pavimento creano un ambiente unico di profondo impatto, invitando il visitatore a percorrere l’opera fisicamente. Per definire o ridefinire lo scopo dell’arte è necessario compiere dei passi che causano delle crepe nel reale riflesso. Il reale riflesso, così come si legge in uno specchio, è infatti l’elemento convenzionale e tradizionale: quello che c’è sempre stato e che è necessario rompere come azione di conseguenza. Il camminare nella visione rinnovata causa la rottura del riflesso del reale, per cui la realtà nuova che si determina è il risultato che nasce dalla rottura di quella riflessa.
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“Passi” diventa quindi una metafora
di un camminare verso la libertà. Elemento di novità nella serie “Passi” è dato ulteriormente  dall’amplificazione sonora delle rotture ricondotte a misura ambientale autonoma nello stesso spazio espositivo in cui il gesto diventa suono che diventa forma. Passi costituisce una grafia in divenire, un grande quadro astratto, elemento quest’ultimo che lo ascrive nell’ambito del grande astrattismo italiano.

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Alfredo Pirri (Cosenza 1957), vive e lavora a Roma. Tra le principali mostre ricordiamo la partecipazione alla Biennale di Venezia, Aperto ed in importanti musei e gallerie internazionali quali Le Creux del’Enfer, Thiers e Les Halles  Centrales, Rennes, Walter Gropius Bau, Berlino, Mitchell Museum, Illinois, USA, Museo di Palazzo Fabroni, Pistoia, 1995, Galleria Tucci Russo,1996, Fondazione Volume! Roma 1998, Minimalia, PS1, New York ,1999, Villa Medici, Roma, 2000, Biennale d’arte contemporanea di l’ Havane,2001, Palazzo delle Papesse Siena, Certosa di Padula, Galleria Oredaria Roma 2004.
Ha insegnato presso la “Bezalel Academy” di Gerusalemme (Israele) e l’Accademia di Belle Arti di Lione (Francia). Il suo lavoro è seguito dalle più affermate riviste d’arte e dai critici più attenti e impegnati sulla scena dell’arte contemporanea. Di recente ha realizzato un’opera permanente per il museo nazionale di Reggio Calabria che inquadra le opere che lo rendono famoso in tutto il mondo, i “Bronzi di Riace” e “La testa del filosofo”. Sempre nel mese di dicembre 2011 inaugura un intervento di durata biennale alla Gnam di Roma.

inner room© organizza ciclicamente mostre ed incontri coinvolgendo i talenti dell’arte contemporanea nelle molteplici realtà di ricerca e produzione delle aziende il tutto per la crescita spirituale, sociale ed economica delle persone che sono e che passano da Siena.

Brick Centro per la Ricerca e la Cultura Contemporanea da tempo collabora e stabilisce relazioni culturali con le più efficaci realtà senesi e italiane. In linea con la propria mission, è lieta di supportare con un’inedita joint venture il progettolo scopo dell’arte proposto da inner room©.

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Nella visione probabilmente

Andrea Santarlasci

 

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Opening 10 novembre 2011

 – ore 18.00

inner room @ Brick, Tommaso Pendola, Siena

durata mostra: 10 novembre – 10 dicembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

 

Con il settimo appuntamento del ciclo dedicato a “lo scopo dell’arte” inner room in collaborazione con l’associazione culturale Brick presenta una personale di Andrea Santarlasci, inaugurando con questo evento l’attività espositiva nello spazio dell’associazione in via Tommaso Pendola, 8 a Siena.

Il rinnovamento dello sguardo è il tema di questo settimo appuntamento. Nel lavoro di Andrea Santarlasci è presente una pluralità di linguaggi, dove convivono molteplici tecniche, oltre ad una grande varietà di materiali. Caratterizzato spesso da un contrappunto o fusione tra materia e immaterialità, reale e virtuale, materiale organico e inorganico, si evidenziano i temi del doppio, dell’ombra, dell’illusione ottica, del vuoto e del tempo, spesso svelandone i meccanismi.

In questa nuova esposizione, oltre ad una piccola opera tridimensionale degli anni novanta, sarà preso in particolare considerazione il lavoro fotografico da sempre presente e di centrale importanza nella ricerca di Andrea Santarlasci. In tale produzione, come del resto nelle altre opere, si coglie da sempre, con molto anticipo rispetto ai tempi, la dimostrazione di un vedere nuovo. A pieno titolo consideriamo topica l’esposizione di alcune opere di Andrea Santarlasci come inizio della serie sul rinnovamento. Infatti, se con il lavoro di Fedele di Catrano, nella mostra precedente, si parla di linee che necessariamente devono cadere, per dare la possibilità alla visione di rinnovarsi, il lavoro di Santarlasci, con largo anticipo sui tempi (anni ’90), propone quel rinnovamento dello sguardo che è uno degli scopi dell’arte. Rinnovare lo sguardo riproponendo il reale con un occhio nuovo, questo passaggio è necessario oggi per continuare il viaggio nello scopo dell’arte. Senza il rinnovamento dello sguardo non è possibile rinnovare il linguaggio. Gioielli ispirati all’opera su indicazione dell’artista sono realizzati dagli orafi dell’azienda fusi&fusi di Siena.

Andrea Santarlasci, (Pisa, 1964), artista della generazione degli anni ’90 ha percorso in anticipo sui tempi una ricerca aperta e rigorosa che lo ha portato ad esporre in gallerie ed in musei prevalentemente in Italia. Dopo un periodo di riflessione si è affacciato con una rinnovata presenza in esposizioni internazionali quali: XII Biennale Internazionale dell’Architettura e Alfabeta 2 a Venezia. Nel 2012 tra le altre cose terrà una mostra alla Fondazione Mudima di Milano. Questa è la sua prima personale all’inner room.

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Quando le linee iniziano a cadere mi oriento

 

Marco Fedele di Catrano

 

marco-fedeleOpening 14 settembre 2011

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 14 settembre – 14 ottobre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con il sesto episodio, del ciclo dedicato allo scopo dell’arte inner room ha il piacere di presentare una personale di Marco Fedele di Catrano.

Molte sono le linee, potremmo dire gli schemi ed anche i riferimenti che vorrebbero impedire all’uomo di seguire la propria direzione. La liberazione dai riferimenti imposti dal mondo inteso come kosmos (sistema) è consequenziale all’impatto che ogni artista ha con la sua opera sul sistema stesso e sulle sue convenzioni.
Questa caduta di linee è anzi la condizione per determinare un nuovo orientamento, una nuova presa di coscienza e di direzione rispetto alla propria vita ed al proprio scopo.img_0104

 

Senza la caduta di linee non è possibile un orientamento vero volto al raggiungimento del proprio destino. Ogni opera d’arte determina ed interroga su questa necessaria caduta di linee e di convenzioni anche interne all’arte ed al suo stesso sistema. Fedele di Catrano ci propone con quest’opera dalle seppur molteplici letture una dichiarazione di fiducia che invita a vedere le cadute dei riferimenti quasi come aperture in cui passare. Offrendo in questo una riflessione profonda a partire dal titolo che appare basicamente necessaria in un percorso come quello della definizione o ridefinizione dello scopo dell’arte.

La mostra infatti parte dal titolo di una scultura fatta di tubi abbattuti dal vento che l’artista acquisisce e ripropone come immagine nella sua iconicità quasi astratta.

Gioielli ispirati all’opera su indicazione dell’artista sono realizzati dagli orafi di fusi&fusi.

Marco Fedele di Catrano, (Roma 1976), artista e fotografo.
Dopo una formazione ricca e rigorosa a contatto con molti artisti, è presente in mostre personali e collettive prevalentemente all’estero ed in competizioni nazionali (come lo scorso premio Terna che lo ha visto tra i premiati).
Nel suo lavoro si coniuga la cifra di fotografo e quella dell’istallazione.

L’allestimento è idealmente dedicato al Dr. Romeo Giuli

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Dov’è la vittoria

Bruna Esposito

 

esposito

Opening 28 luglio 2011

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 28 luglio – 28 agosto

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con il quinto appuntamento, del ciclo dedicato allo scopo dell’arte inner room è lieta di presentare una personale di Bruna Esposito.

L’impatto che ogni artista può avere sul quotidiano e sul sociale per la loro trasformazione è il tema di fondo di questo quinto episodio.
Esposito parte da una sua personale esperienza di vita che da oltre vent’anni attua: la raccolta dei materiali organici di scarto, il cui fine è la produzione del compost fertilizzante.

Dichiara l’artista:
“ I lavori sul tema del compost nascono come una scia che accompagna la antica passione che nutro per i gabinetti pubblici. Dal 1986 a Berlino, (dove ho progettato un gabinetto pubblico senza uso dell’acqua potabile per lo scarico, poi realizzato dalla Biennale di Istanbul nel 2003), coltivo il sogno anzi l’utopia di vedere trasformate le deiezioni in fertilizzante. Così, da allora, gli scarti organici della cucina mi sembrano sacri. La cronaca e’ piena di notizie allarmanti sulle discariche, talvolta inefficienti, talvolta indesiderate, talvolta abusive, ma a Siena, Sienambiente ha collaudato un gioiello di discarica. Abbiamo fatto un visita indimenticabile. Documentato l’impianto con delle foto che usero’ per la mostra. L’opera che presento ad inner room e’ un assemblaggio di elementi, che sottendono al concetto delle eterne trasformazioni.”

La mostra, che si può leggere come un opera in corso, si è costruita con un lungo contatto e frequentazione a partire dall’ottobre 2010 tra l’artista, inner room e la società Sienambiente spa che ha aperto i locali del compostatore di Pian delle Cortine a Siena offrendo una referenza ideale ed un solido contributo esperienziale. Inoltre, una parte delle opere in mostra è stata prodotta dalla Fondazione Hangar Bicocca a Milano nel 2011, nell’ambito della rassegna “Terre Vulnerabili”.

Gioielli ispirati all’opera su indicazione dell’artista sono realizzati dagli orafi di fusi&fusi.

Bruna Esposito, (Roma 1960), artista internazionale.
Presente nelle maggiori esposizioni sia personali che collettive in Italia ed all’estero, nonché in numerose collezioni sia pubbliche che private, è stata co-insignita del premio Leone d’Oro dalla Biennale d’Arte di Venezia nel 1999, nel contesto del Padiglione Italia. Nel 2010 ha co-fondato”Neola” un opera-‘associazione a L’Aquila, per contribuire a: restauri, laboratori ed iniziative di sostegno nelle zone del cratere colpite dal sisma.

L’allestimento è coadiuvato dal Dr. Romeo Giuli
Foto invito: esterno, sotto terre vulnerabili © Bruna Esposito/Agostino Osio; interno, compost 2011 © inner room


Sero te Amavi

Federico Fusi

fusi

Opening 21 giugno 2011

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 21 giugno – 21 luglio

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con il quarto appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte inner room è lieta di presentare una serie di marmi di Federico Fusi.

Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova, sero te
amavi! Et ecce intus eras et ego foris et ibi te quaerebam et in ista
formosa, quae fecisti, deformis irruebam. Mecum eras, et tecum non
eram. Ea me tenebant longe a te, quae si in te non essent, non essent.
Vocasti et clamasti et rupisti surdidatem meam, coruscasti,
splenduisti et fugasti caecitatem meam; fragrasti, et duxi spiritum et
anhelo tibi, gustavi , et esurio et sitio , tetigisti me, et
exarsi in pacem tuam.La citazione Agostiniana bene esprime nella musicalità della lingua latina, che già sembra anticipare le lingue moderne, lo spirito dell’incontro di culture, in dei contesti internazionali e rappresenta motivo di ripensamento per l’arte.Gioielli ispirati all’opera realizzati dagli orafi di fusi&fusi, accompagnano la mostra.Federico Fusi, (Siena 1967), artista internazionale è promotore da anni di una ricerca tesa ad oltrepassare le barriere espressive della scultura lapidea seguendo una visione personale in cui la parola, scolpita, diventa forma. Numerose sono le esposizioni sia personali che collettive affrontate da Fusi, lo scorso 2 giugno è stato inaugurato un monumento da lui eseguito su commissione della Prefettura e della Provincia di Siena per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia, questa all’inner room è la sua seconda personale.

L’allestimento è del Dr. Romeo Giuli

inner room© :
spazio underground in Siena di 7 metri quadrati letteralmente sotto il livello stradale è all’interno dello storico negozio (dal 1973) fusi&fusi che ospita ciclicamente mostre ed incontri coinvolgendo i talenti dell’arte contemporanea nelle molteplici realtà di ricerca e produzione dell’azienda il tutto per la crescita spirituale, sociale ed economica delle persone che sono e che passano da Siena.
fusi&fusi snc- Via G. di Mannaia, 15 z.a. Toselli tel 057743160-fax 057747283 p.iva 00995990520 – Siena 53100

Immagine: © inner room/Bruno Bruchi


The Healing Process

Jan Fabre

fabre

 Opening 18 aprile 2011

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 18 aprile-25 maggio

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con il terzo appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte all’interno del capitolo “condizioni per” inner room è lieta di presentare un brain model di Jan Fabre.

L’opera di Fabre ci mostra di fatto un processo di lavoro, ovvero un uomo spellato, senza corazza, senza apparenze. Si potrebbe dire un uomo indifeso, giacchè la pelle ha funzione di difesa.

Quest’ uomo spellato, quindi un uomo che possiamo definire spirituale, che si affida e che volendosi riferire ll mostra precedente è entrato nel riposo, sta scavando la mente formalizzata dal cervello. Infatti l’uomo naturale cioè attuale usa solo l’organo della mente indipendentemente dallo spirito, una disarmonia della emotività, che inquina la stessa razionalità.

Dopo la gabbia ideologica del ‘900, l’uomo anzichè investire su un sincero moto di ricerca, si è immesso in altre coercizioni, che nell’arte ha visto spesso prevalere “l’onnipotente e creativa” casualità. Il caso che era stato lodato da pensieri marginali della civiltà greco romana, sembra essere tornato improvvisamente in auge come nuova ideologia. L’uomo spellato, ovvero privo di difese e quindi anche di preconcetti, vuole invece tentare quella esplorazione, che è canone classico con l’intento di ottenere liberazione.

Anche nella magnificazione dimensionale del cervello, c’è il moto di questo vivifico auspicio, e non certo l’evocazione di un incubo. Un’opera quindi di assoluta originalità nel panorama dell’arte contemporanea, perchè enfatizza la ragione e le potenzialità dell’uomo, in unione al suo spirito, ed alla sua emotività. Equilibrio di emotività e ragione sono lucido programma necessario per definire o ri definire lo scopo dell’arte oggi giorno.

Jan Fabre, (Anversa, 1958), artista, coreografo, regista teatrale e scenografo, scrittore di fama internazionale è promotore di una ricerca artistica tesa ad oltrepassare le barriere espressive seguendo una visione personale che lo colloca tra i leaders riconosciuti della tradizione artistica fiamminga. Numerose sono le esposizioni affrontate sempre con generosa cura , attualmente in corso le personali: Kröller-Müller Museum , Otterloo (NL)-Museum of Old and New Art in Tasmania (AUS)-Kunsthistorisches Museum, Vienna (A). Fabre ha diretto il Festival d’Avignon, ha realizzato il soffitto della sala degli specchi nel Palazzo Reale del Belgio ed è tra i pochi artisti viventi ad aver esposto al Musée du Luouvre a Parigi, la sua attività si svolge nelle più referenziate gallerie e musei d’arte questa all’inner room è la sua prima mostra a Siena.

Gioielli ispirati all’opera realizzati dagli orafi di fusi&fusi, accompagnano la mostra.

L’allestimento è del Dr. Romeo Giuli P.h.D.
Crediti fotografici: © angelos/Jan fabre, photo by Mario Castinger


Il superamento della maniera

attraverso l’ingresso nel riposo

Romeo Giuli

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 Opening 6 marzo 2011

 

 

 

 

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 6 marzo – 6 aprile

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Questo è il secondo appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte all’interno del capitolo “condizioni per”. Il riposo è la condizione che in questa mostra si delinea come nuova e necessaria allo scopo dell’arte. Definiamolo un momento, il riposo non è l’ozio nè tantomeno la passività, ma la condizione in cui c’è il giusto benessere, non c’è clima di stress nè di pressione per assecondare voglie nè tantomeno l’osservanza pedante di regole e pratiche anche apparentemente belle e buone, tutta roba che affatica l’uomo. Il riposo è una condizione interiore che riguarda l’interno dell’uomo, il suo spirito: anzi proprio nel vivere nello spirito sta il riposo in quanto nel suo spirito l’uomo incontra il suo Creatore e capisce qual è la sua giusta posizione nel mondo. Questo particolare stato inseguito come fosse una utopia da molte culture e tendenze è nella realtà attuale già disponibile e dato gratuitamente ad ogni uomo che lo voglia, chi vuole può leggere ad esempio nella Bibbia la lettera ai Galati, capitolo 5 e capire cosa si intende.

Seguendo questa realtà si capisce che il riposo è quindi conseguenza dell’aver scelto una posizione di libertà in cui si vedono le cose in un modo nuovo: le stesse cose della vita ma in un modo sempre nuovo, come ripetuti scatti fotografici di uno stesso soggetto, apparentemente uguali ma nuovi, guardati apertamente e senza paura. Il riposo è condizione in cui il concetto di “maniera”, riconducibile alla faziosità è superata: non più quindi vivere ed operare “al modo di”, ma nel modo creativo vero ed unico che ogni uomo porta nella sua persona e che troppe volte rimane inespresso. Romeo Giuli ha pensato ad una mostra che desse riposo alla mente. Il cui corpo è formato da una immagine fotografica ripetuta nella sua propria unicità, in più scatti come una sequenza di contemplazione unica e continuata in cui la calma del paesaggio è ribadita pur essendo ridefinita in ogni scatto. Queste immagini di pacifica costa marina sono da intendersi come la realtà catalogata da un pittore astratto quale Giuli è. Il tema iconografico scaturito da un’esperienza diretta dell’autore in un momento di riposo della sua giornata, riprende la tradizione figurativa italiana, qualcosa di familiare che risulta un invito ad entrare nel riposo, un concetto importante quanto quasi sconosciuto o equivocato. Gioielli ispirati a disegni astratti accompagnano la mostra.

Romeo Giuli, (Perugia 1961) artista multidisciplinare come pittore si è formato in Italia e U.S.A. seguendo il linguaggio dell’astrattismo novecentesco, la sua attività spazia dalla ricerca figurativa alla pubblicistica, alla medicina, alla consulenza artistica e politica. Ha servito ad oggi in Italia e Germania. con mostre collettive e personali.


Liedeke Kruk

kruk

Opening 27 gennaio 2011

 

 

 

 

 

 – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 27 gennaio – 27 marzo

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con la mostra di ritratti della artista fotografa olandese Liedeke Kruk (Dieren 1959) inner room Inizia il servizio 2011 che come noto ha un ciclo unico: “lo scopo dell’arte”.

Il lavoro di questa fotografa che usa la polaroid ripropone a nostro avviso la grande tradizione della ritrattistica fiamminga fatta di espressioni intime e vigorosi quanto delicati passaggi cromatici con una tecnica fotografica della passata quotidianità roposta attraverso la stampa su grande formato. La specificità del suo lavoro è quella di un artista che ritrae gli artisti, una ricerca che è iniziata nel 1993 e che ad oggi continua feconda. Il ritratto non è in funzione del ruolo bensì del soggetto, in questo abbiamo notato un passo molto importante, quello cioè di proporre l’artista in quanto essere umano così come lei lo vede attraverso la sua tecnica incerta. Per definire o ridefinire lo scopo dell’arte oggi è necessario partire dal soggetto che compie l’arte ovvero l’uomo artista, l’essere ed il suo scopo nella vita che determina il ruolo nella società e nel sistema. Nel libro del Deuteronomio al capitolo 36 si riporta di come vennero determinati gli artisti ovvero attraverso la scelta di uomini ai quali venne assegnata una particolare “unzione” per compiere opere specifiche e per insegnare agli altri a compierle. Si parla prima di tutto di uomini, poi di uno scopo poi di un ruolo ma la condizione primaria è l’uomo non l’arte. Kruk combina sapientemente due caratteristiche apparentemente opposte nelle sue fotografie: la qualità della durata di un ritratto e la qualità fugace del momento.

Al fine di catturare il “momentaneo” della sua propria osservazione, lei usa le imperfezioni tecniche delle polaroid come mezzo espressivo. I forti contrasti di luci ed ombre, la sovraesposizione, la mancanza di dettaglio e le texture poco nitide sono impiegate come un modo di rafforzare il carattere intimo e vulnerabile del momento registrato e del soggetto ritratto. Ciò che si manifesta è l’idea che l’autenticità di un individuo può essere rappresentata in un sorprendente numero di modi diversi: non solo attraverso l’attenzione ai vestiti, all’espressione del volto, ad un atteggiamento o un gesto, ma anche attraverso la composizione e il taglio dell’immagine, attraverso luci e ombre, l’attenzione e la mancanza di essa, facendo un primo piano del soggetto o mettendo il soggetto in un ambiente specifico, e attraverso il contatto (visibile o meno) tra il fotografo e il soggetto. Entrare nello spazio della sua mostra è come camminare in un album di famiglia tridimensionale che assume inoltre la qualità di un documento d’epoca dove la grande intimità è trasportata in dimensioni monumentali.

La mostra si articola su 3 livelli, i grandi ritratti schierati a forzare lo spazio ed a ridefinirlo attraverso l’immagine degli uomini, il libro “Portraits” che raccoglie per i tipi della Roma di Tilburg oltre 200 ritratti composti senza l’accompagnamento di parole dall’artista stessa e un anello un po’ particolare che associa l’antichissima arte del castone alla fotografia un connubio che presenta in un modo nuovo la oramai cinquantenaria artigianalità di fusi&fusi. Ripartiamo dunque dall’uomo.

Liedeke Kruk, ha svolto ad oggi il suo servizio prevaletemente in Olanda, Belgio e Germania in spazi privati e pubblici tra I quali: De Pont Foundation a Tilburg , Casco a Utrecht, Oranjerie a Rotterdam, S.M.A.K. a Gent e pubblicato da istituzioni fra le quali: Akzo Nobel Foundation, SKOR, Witt de Witte, Biennale di Venezia e presente nelle collezioni: Museum De Pont, Tilburg (NL) ~ Museum S.M.A.K., Gent (B) ~ AKZO Nobel Art Foundation, Amsterdam (NL)~ Antoni van Leeuwenhoekhospital, Amsterdam(NL).
Attualmente è in corso una personale alla De Pont Foundation, Tilburg.

L’allestimento è dell’artista il coordinamento è del Dr. Romeo Giuli PhD


Epokè

Alessandro Bellucci

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Opening 13 dicembre 2010

 

 

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 13 dicembre 2010 – 13 gennaio 2011

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Con epokè inner room conclude le mostre del 2010, nel titolo è racchiuso il messaggio di conclusione e di apertura del nuovo ciclo. L’abbattimento dei preconcetti e dei pregiudizi è l’atteggiamento fondamentale per aprirsi alla verità ed è proprio la verità quella novità che l’uomo va cercando. Alessandro Bellucci ( Siena 1963) è un pittore che ha avuto I suoi esordi in quel clima artstico dei primi anni ottanta del ‘900 ed ha operato dal 1983 con il linguaggio della grafica e dell’immagine coordinata, trasferendo in questa disciplina tutto il valore iconico che è la componente primaria della sua arte.

Da questo ne è scaturita una serie di immagini di grande potenza utilizzate nell’ambito editoriale come in quello del packaging portando in questi settori, specie nel primo un grande rinnovamento formale su scala prima locale ed ora nazionale.

Possiamo definire l’opera di Bellucci quella di un pittore di contenuti, di uno che dipinge, cioè illustra la specificità profonda di una realtà.
Queste istanze formali che Belucci ha trasferite dalla pittura alla grafica sono, nei lavori di questa mostra ritrasferite dalla grafica alla pittura come un distillato, il risultato è di grande valore iconico dove le dinamiche compositive toccano l’assoluto dell’astratto dove l’assoluto della campitura digitale è ritrovato per mezzo della pennellata.

Abbattere I pregiudizi significa considerare l’artista come un uomo, il talento come un dono di servizio e l’opera come un arricchimento per la collettività, queste sono le componenti principali per ridefinire lo scopo dell’arte argomento che verrà trattato nel corso del 2011 con le mostre all’inner room, a cui epokè apre la via.

Quadri: acrilico e oggetti su tela, gioiello in argento e vetro realizzato per l’occasione dal laboratorio Oropa di Siena su disegno dell’artista.
L’allestimento è del Dr. Romeo Giuli


Una Idea

Carlo Alberto Severa

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Opening 11 novembre 2010

 

 

 

 

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 11 novembre – 11 dicembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

“un’idea è più potente di un esercito” con questa citazione del celebre scrittore e artista afro-americano Myles Munroe, presentiamo la mostra personale di Carlo Alberto Severa, la seconda del ciclo –Talenti- Il titolo “ Una Idea “nasce da un suo lavoro fotografico in cui l’artista mette enfasi in modo leggero e preciso su quanto stà dietro ogni azione, l’idea appunto. In un momento storico come quello attuale in cui si ricercano nuove idee e quasi ci si sforza per averne, ci è parso apportuno invertire la tendenza e proporre un atteggiamento di ascolto dell’idea. L’idea giusta, una idea appunto, è sempre a disposizione di ogni umomo è solo questione di disponibilità alla recezione. Il problema allora sta nel come riconoscerla, un giovane rabbino di provincia vissuto 2000 anni fà in Israele: Gesù di Nazareth rivelatosi come figlio di Dio ha proposto una soluzione ad oggi insuperata: esser in comunione con la sorgente delle idee che è Dio stesso.

Con questa premessa abbiamo chiesto a Carlo Alberto Severa un grande dell’astrattismo in tutte le sue forme, di trasmettere una idea con le opere di questa mostra ed attraverso il loro millimetrico allestimento. Il risultato è una mostra sorprendente adatta al tempo che stiamo vivendo in cui vi è una grande necessità di ascoltare. Severa con i suoi giovani 98 anni che é stato pittore sia in guerra che in pace e con il bagaglio delle esperienze formali che lo hanno visto protagonista fedele di un grande talento ci propone un ascolto con gli occhi, una necessità dell’astrattismo non come corrente pittorica o come fuga dal reale ma come necessità dell’ascolto di ciò che è profondo e che stà dietro ed in modo irreale davanti ad ogni cosa reale: cioè la vita stessa. Per un artista ogni opera è sia un’opera compiuta che una idea.

Carlo Alberto Severa: (Firenze 1912) espone dalla seconda metà del decennio 1930, ha rappresentato l’Italia alle Biennali di Venezia e in collettive all’estero, ha partecipato alle quadriennali d’Arte di Roma, oltre ad aver esposto in molte mostre personali e collettive. Con la pittura ma anche con il cinema d’artista, con riviste e fotografie ha arricchito e continua a farlo, il panorama artistico tracciando sentieri che nel corso del tempo sono stati seguiti da altri. Ha insegnato in varie accademie d’arte in Italia ed in scuole specialistiche contribuendo alla formazione di generazioni di artisti. Ha operato nell’ambito dell’arte applicata realizzando importanti opere in prevalenza a Firenze in spazi pubblici e privati. Di notevole rilevanza è la sua produzione di gioielleria d’artista. Ampia bibliografia è reperibile sulla sua opera. L’accademia delle arti e del disegno in Firenze nel maggio 2010 gli ha dedicato una personale. Questa mostra è stata resa possibile nella sua integrità grazie alla presentazione ed all’opera “diplomatica” dell’artista Marco Acquafredda ed all’opera “dirigenziale” dell’artista Romeo Giuli.


Deliverance

Arti visive: Marco Acquafredda, Pietro Capogrosso, Bruna Esposito, Cie Iio, Federico Fusi, Marco Fedele di Catrano, Romeo Giuli, Kazuya Komagata

Musica: Alberto&Kimberly Rivera, Fabrizio&Angela Tiezzi

deliverance

Opening 9 ottobre 2010

 

 

 

 

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 9 ottobre – 9 novembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

inner room © fusi&fusi
presenta nell’ambito della giornata nazionale del contemporaneo promossa da -Amaci-la mostra Titolo: DELIVERANCE Con DELIVERANCE (liberazione) la inner room presenta il terzo appuntamento del ciclo Love & Compassion, la mostra come dice il titolo affronta per mezzo delle opere d’arte il tema della liberazione dell’uomo da tutto ciò che limita, opprime o blocca l’espressione piena del suo potenziale trattenendo in lui l’ignoranza. Questa liberazione è insieme passata e contemporanea e questo messaggio è quantomai adatto alla giornata nazionale del contemporaneo.

La liberazione DELIVERANCE ( liberazione)è quella dinamica che si attua quando una persona rifiuta ed espelle le forze invisibili e/o visibili che condizionano la sua vita, il suo destino e l’espressione giusta dei propri talenti.

DELIVERANCE ( liberazione)è di per se stesso un’atto di autorità agito in proprio o attraverso interposta persona che si muove in un’ambito preciso: quello dell’amore. Prima di tutto amore per se stessi e per la propria libertà, quindi una presa di autorità sulla propria vita motivato dal desiderio di voler compiere su questa terra il proprio destino senza blocchi visibili e invisibili.

Quando questo avviene, ogni stress da preoccupazione scompare per cedere lo spazio usurpato alla pace della responsabilità verso la vita. Il desiderare questo anche per gli altri ed il prodigarsi perché ciò avvenga determina il cambiamento culturale, sociale ed economico che molti vanno cercando.

Le opere sono in mostra in base al messaggio visivo di apertura che nella forma, cioè universalmente, manifestano, il quale è espresso indipendentemente dalle mode di pensiero di religione e dalle culture presenti sulla terra a cui uno voglia o debba riferirsi.

Arti visive: Marco Acquafredda, Pietro Capogrosso, Bruna Esposito, Cie Iio, Federico Fusi, Marco Fedele di Catrano, Romeo Giuli, Kazuya Komagata

Musica: Alberto&Kimberly Rivera, Fabrizio&Angela Tiezzi

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Emotional nihilism and conflicting

Marc’Antonio Tanganelli

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Opening 9 settembre 2010

 

 

 

 

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 9 settembre – 9 ottobre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Presenta la mostra monografica Titolo: emotional nihilism and conflicting un opera di Marc’Antonio Tanganelli (Siena 1948-1993)

questa mostra, la prima del ciclo ” Talenti”, si concentra unicamente su un’opera “lo schizzinoso” (1981) dell’ artista senese.

La scelta di esporre questo solo quadro genera una mostra con un corpo a doppio taglio,come una spada, dove da una parte abbiamo un opera importante per via di quello che vi riconosciamo, cioè un contenuto profondo di filosofia biblica e scienza psicanalitica che necessita per questo del giusto spazio fisico per essere apprezzato . Quello che infatti sembra rappresentare il quadro è un ritratto dell’umanità originaria secondo il capitolo 3 della “Genesi”, colta appena dopo la perdita della giusta posizione per cui era stata creata e cioè il dominio e lo sviluppo della vita sul pianeta da svolgersi secondo le regole naturali stabilite dal pensiero del Creatore.

Tanganelli, autore che pare molto attento al mondo spirituale, ripropone in maniera drammatica l’essente-uomo dopo il suo rifiuto a vivere secondo tali regole naturali, vediamo allora la coppia isolata e intenta a realizzare un vero e proprio sistema di sopravvivenza in un clima di conflitto emotivo ed abuso reciproco e dell’ambiente che preannuncia per quei tempi, in pittura le mutazioni genetiche. Lo sguardo dell’uomo e della donna che non si incontra mentre costruiscono insieme questo sistema abusive, cioè non naturale, sembra riproporre l’odierna difficoltà a parlarsi, riafferma la perdita dello stato di privilegio ovvero vivere mostrando le spalle a chi ci è accanto, il conflitto che si sostituisce alla bellezza e all’amore. La suprema ambientazione ridicendo l’uomo e la sua centralità richiama il significato di ecclesia rinascimentale e suggerisce nel suo negato quanto la modernità sembra togliere in assoluto ovvero l’armonia della vittoria sul conflitto nevrotico.

In questo senso il nichilismo emozionale viene detto e scardinato, riproposto e rimosso per cancellare dalla prospettiva umana gli stereotipi, gli immutabili fantasmi dell’exitus per mano violenta. Come del resto è scritto nel capitolo 8 della “Lettera ai romani”. Dall’altra parte del taglio c’è il profondo spessore artistico dell’autore che vista la delicata posizione assunta dallo stesso all’interno del sistema dell’arte necessita di una giusta decantazione per apprezzarne la pienezza formale, i ricchi passaggi pittorici dove il colore costruisce la scena dall’interno del quadro: espressione del suo riconosciuto talento. Un quadro millesimato di trent’anni visto in un modo nuovo che si inserisce a pieno titolo nell’attuale momento storico di crisi spirituale e culturale che stiamo attraversando.

Questa mostra è destinata ad essere anche un’opera di necessaria sutura della lacerata memoria artistica italiana utile a tutti coloro che si interessano all’arte oggi affinchè si capisca il talento di chi li ha preceduti e fare tesoro del loro insegnamento anche di vita. Gioielli in argento ispirati ad un particolare del quadro saranno realizzati da fusi&fusi. L’allestimento è a cura di Romeo Giuli.

Marc’Antonio Tanganelli ( Siena 1948-1993): pittore autorevolmente ri-conosciuto in Italia e all’estero, iscritto nella stagione degli anni 80 nella corrente degli anacronisti-pittori della memoria. Questa è la prima personale che si realizza a Siena dopo il 1993. Il quadro in mostra è stato esposto alla XLI Biennale di Venezia anno 1984.

Si ringrazia: la Galleria Studio Vigato di Alessandria per la collaborazione, l’artista Marco Acquafredda per la condivisione della sua costante ricerca sull’’opera di Marc’Antonio Tanganelli, senza condivisione non c’è ispirazione e senza collaborazione non c’è realizzazione


From Sensation to Presence

Federico Fusi -Romeo Giuli

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Opening 2 agosto 2010

 

 

 

 

 

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 2 agosto – 2 settembre

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Agosto è il mese standard delle vacanze, la inner room propone quanto di più contraddittorio possa realizzarsi per uno spazio d’arte visiva: mandare in vacanza lo sguardo ed aprire lo spirito, offrendo una mostra di canzoni, non un’istallazione dove arte visiva e suoni si uniscono ma una mostra da vedere con gli occhi del cuore, ascoltando una musica particolare denominta soaking music ( musica immersa). La mostra si articola su tre piani, il primo: Prefazione è come dice il titolo l’introduzione alla mostra ed è composto da sculture di Federico Fusi e olii di Romeo Giuli, queste opere realizzate con raffinate monocromie introducono mentalmente il visitatore al passaggio dal guardare all’ascoltare, la monocromia è l’unità in cui si muove una ricchezza di passaggi, di chiari e di scuri, di grafie che compongono nuovi linguaggi e sviluppano una musicalità di piani e di forti che apre attraverso il visivo la mente.

Dalla prefazione si passa al piano secondo e centrale che è l’ascolto della mostra di canzoni, si tratta di musica soaking un genere di musica spontanea cioè che non segue nessun spartito ne scaletta ma è realizzata da artisti che suonano e cantano immersi nello Spirito Santo realizzando sessioni dove si alterna la musica al parlato, alla citazioni di brani biblici e messaggi di esortazione. Una musica dai toni vivi in cui immergersi come in un ambiente d’acqua, che porta calma, freschezza, pace e concentrazione riconciliazione e vitalità. Il terzo piano è quello privato dell’immaginazione ovvero quello che accade nell’intimo di ogni singolo spettatore immerso nella mostra di canzoni e che riguarda lui e la sua vita soltanto.

Con questa mostra, unica nel suo genere in Italia, che è il secondo appuntamento del ciclo “Love and Compassion” la inner room propone di uscire dal sensazionalismo per entrare nella presenza vera, un ripulire lo sguardo con un’azione d’avanguardia che è, un momento di intimo riposo, per lasciare andare il passato sanare le piaghe dei cuori, e le fratture interiori, perdonare, ricevere guarigione e liberazione ottenere restauro e permettere di definire con equilibrio lo scopo personale e in questo caso specifico quello dell’arte nella società contemporanea.

Due parole sulla Soaking music: non è musica religiosa o di culto, o new age o terapeutica o automatica o ipnotica, è una musica d’ambiente nel senso che ricrea l’ambiente nel quale è stata realizzata, può essere ascoltata senza preconcetti e liberamente nella posizione più comoda, è diffusa largamente negli Stati Uniti dove esitono addirittura auditorium specifici, possiamo dire che è un fenomeno musicale in crescita. Esistono molte correnti di soaking music tute molto valide, il criterio di selezione per questa mostra è stato attuato in base alla frequentazione artistica ed alla corrispondenza stilistica che abbiamo trovato con gli autori delle opere.
Gioielli in argento realizzati a mano da Romeo Giuli, saranno esposti.

Soaking by: winds of fire, Alberto & Kimberly Rivera, Rick Pino, (USA) hanno all’attivo CD e concerti
Federico Fusi: (Siena 1967) scultore con all’attivo mostre in Italia ed all’estero
Romeo Giuli: ( Perugia 1961) pittore e fotografo ha esposto in Italia e Germania


Disegnavano quadrati d’acqua 

Pietro Capogrosso

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Opening 30 giugno  2010

 

 

 

 

 

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

durata mostra: 30 giugno – 30 agosto

lunedì-sabato orario 9.00-13.00 / 15.00-19.30

Capogrosso attualmente vive a Mosca. Le opere esposte sono state ralizzate durante il grande inverno russo. L’artista parte dalla condizione del freddo intenso della stagione come metafora del gelo quotidiano che si incontra nella società contemporanea dove la vita – intesa come lo scorrere del bene, dell’amore (agape) e dell’attenzione al prossimo – è spesso congelata negli interessi egoistici creando una condizione di alienazione in cui sfugge il senso stesso della vita che è amore (agape).

Capogrosso, attento osservatore, passeggia guardando in questa vastità di freddo, cercando ciò che è vita. Il suo è un atto di compassione artistica, ha pietà di quello che vede schiacciato, sofferente, menomato e gli dà nuova dignità di forma rinnovandolo attraverso la sua sapiente arte.

Per Capogrosso la pittura è dichiarazione all’un tempo del potenziale e dell’essenza della forma che rappresenta. Ecco che un albero diviene una rete ed un uomo un’apertura; un gruppo di case serrato nel gelido tono su tono sono assunte come spazio metafisico in cui balugina una nota di colore. Capogrosso ci propone un ribaltamento di immagine e di mentalità: quello che ci appare è in attesa di un nostro disinterressato intervento di rinnovamento. E così il freddo non è più una sensazione corporea da subire ma può essere un’occasione per riscaldare la vita, la desolazione un impulso a riempire di vita. Parimenti la pittura mono o bi-cromatica mette in risalto un colore assoluto per accendere lo spazio visivo,

il dipingere un uomo che pesca attraverso un foro nel ghiaccio è un momento per ricordare che ogni uomo è una porta aperta tra il mondo spirituale e quello terreno attraverso la quale può passare o la vita di Dio che rinnova e nutre o l’inganno che mantiene la fame.

Un pendente in argento e pietre dure è stato realizzato in esclusiva dagli artigiani delle fusi&fusi ispirandosi alle opere in mostra.


Marco Acquafredda

painting drawings and silver

1275832079invito-fronteOpening 5 maggio  2010

 

 

 

  

 

  – ore 18.00

inner room @ fusi&fusi, Via delle terme, 86 Siena

 

Recent unpublished works: a painting, Disegno minimo 2010, graphite and paper on wood, seven drawings, arborescenze 2010, graphite on paper and a silver jewelry, earrings 2010, handmade piece unique realized by the artisans of fusi&fusi.1275839753front1275839753entr-acqufredda

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presentazione dello spazio

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